La separazione della rete ferroviaria dalle Ferrovie dello Stato? Sì, ma senza fretta. E’ la strategia di Andrea Camanzi, presidente dell’authority dei trasporti, che la settimana scorsa si era inserito nella polemica tra Fs e Nuovo trasporto viaggiatori dando ragione all’azienda dei treni Italo che fa capo a Diego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo. “Credo Italo abbia ragione”, aveva detto Camanzi a proposito degli ostacoli alla concorrenza denunciati da Ntv in una pagina pubblicitaria sui principali quotidiani. Giovedì, però, il numero uno dell’autorità nata ufficialmente un anno fa ma operativa solo da gennaio con il compito di “regolare il settore dei trasporti e l’accesso alle relative infrastrutture e ai servizi accessori” ha fatto una parziale marcia indietro. Spiegando che “nelle misure sul trasporto ferroviario che adotteremo entro ottobre non ci saranno provvedimenti espliciti sullo scorporo della rete di Rfi (la società controllata da Fs che ha in pancia la rete ferroviaria, ndr). Sono misure che presuppongo una market analysis, ma è un aspetto che stiamo studiando”. Come dire: adelante con juicio. Senza strappi. Perché “la rete è un patrimonio pubblico, quindi occorre valorizzare l’investimento fatto, non può essere svenduta”. Anche se, certo, “neppure è possibile che ci siano operatori che la usino con vantaggi rispetto ad altri”. 

“Siamo indipendenti da governo e imprese, rispondiamo solo al Parlamento”, ha rivendicato poi Camanzi annunciando l’adozione dei nuovi criteri e modelli tariffari che i gestori aeroportuali dovranno d’ora in poi negoziare con le compagnie aeree per l’utilizzo dei servizi. Le nuove regole, che venerdì saranno pubblicate sul sito dell’Autorità, dovrebbero impattare positivamente sul costo dei biglietti. Ma nemmeno su questo l’ex consigliere della defunta Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, ora assorbita dall’autorità anticorruzione di Raffaele Cantone, si è sbilanciato: “Gli effetti non potranno essere visti in due mesi ma entro 2-3 anni”, ha detto, e quanto alle tariffe non spetta all’Authority stabilirle.

Poi la solita rivendicazione sull’organico da completare (“Abbiamo assolutamente bisogno di assumere e completare il nostro organico entro il 2015”, “cerchiamo complessivamente 120 persone”) e un gran sospiro di sollievo per lo scampato pericolo sullo spostamento della sede da Torino a Roma, previsto dalla prima versione del decreto sulla pubblica amministrazione. Secondo Mario Valducci, componente del board dell’authority, “abbandonare Torino sarebbe stato un dramma”. Giudizio condiviso dal sindaco Piero Fassino e dal governatore Sergio Chiamparino, che per evitare lo scippo sono arrivati a minacciare “battaglia parlamentare” contro il testo del ministro Marianna Madia