Sulla questione delle ferie dei giudici ordinari devo purtroppo riscontrare che sono state omessi alcuni importanti dati fattuali.

Si è detto propagandisticamente che “i giudici fanno 45 giorni di ferie l’anno”. È doveroso però ricordare che:

1) il sabato è computato come giorno lavorativo, a differenza degli altri lavoratori del pubblico impiego e di quelli del settore privato con il contratto da metalmeccanico, sicché le ferie non sono (erano!) di 45 giorni, ma solo di 37.  

2) Molti giudici sono reperibili anche la domenica e la notte (si pensi ai pubblici ministeri dei piccoli tribunali, che fanno anche 10 giorni di turno al mese!) e non godono di riposo compensativo.

3) I giudici – stante la carenza di organico – si prestano generosamente e gratuitamente a fare da uscieri (chiamando le udienze ed aprendo le porte dell’aula di udienza), da dattilografi (scrivono i verbali senza il cancelliere che dovrebbe essere in udienza, ma non bastano), da facchini (portandosi i fascicoli da soli) e da segretari di se stessi (fotocopie, ecc). Quanto ritardo comporta tutto questo? 

4) I giudici sono una delle categorie con più basso tasso di malattia: ho fatto personalmente (e ho visto tanti colleghi) fare udienza con la febbre, con un braccio ingessato, con la polmonite, ecc. ecc.

5) Se un giudice prende delle cause in decisione (come gli è fatto obbligo) e poi va in ferie un mese (come molti lavoratori di tutte le categorie) è sottoposto a procedimento disciplinare perché non ha depositato le sentenze nel termine di trenta giorni: anche se è in ferie i termini non si sospendono.

Allora, cosa accadrebbe se i giudici si comportassero come qualsiasi altro lavoratore, con le stesse statistiche di malattia, con il rifiuto di svolgere mansioni inferiori (a quanti lavoratori abbiamo dato ragione su questioni analoghe nelle sezioni lavoro?) o pretendessero recuperi dei turni domenicali e notturni?

Forse, prima di accusare i magistrati di essere causa dei ritardi della giustizia per i loro “45” giorni di ferie, bisognerebbe conoscere meglio la realtà dei tribunali e spiegare meglio come stanno le cose.

Discorso a parte, invece, va fatto per i giudici amministrativi, che dipendono in parte (amministrativamente) proprio dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e su cui sono stati proprio gli stessi giudici (io per primo) ad averne evidenziato gli anacronistici privilegi.