I tagli della revisione della spesa non basteranno. Per il prossimo anno mancano al momento quasi 16 miliardi per i quali “è elevato il rischio di coperture più tradizionali”. La stima è del Centro studi di Confindustria nel rapporto “Scenari economici” di settembre. “Per finanziare una serie di impegni già previsti”, si legge, la Legge di Stabilità 2015 come “ipotesi minima” dovrà prevedere risorse per 18,6 miliardi il prossimo anno, 25,7 nel 2016, 30,3 nel 2017. Per il 2015 2,7 miliardi sono già individuati dai tagli del Dl Irpef, per altri 15,9 “è elevato il rischio di coperture più tradizionali”. Sono da “scongiurare”, spiega il direttore generale di Confindustria Marcella Panucci, “i tagli lineari di spesa che hanno caratterizzato gli ultimi anni”, così come “un aumento di tassazione che sarebbe sicuramente negativo in termini di crescita e di recupero di competitività del Paese”. La Finanziaria dovrà quindi puntare “su tagli selettivi che colpiscano la spesa improduttiva e non frenino quella produttiva”, avverte via dell’Astronomia, e non pregiudichino una politica di investimenti che va invece rilanciata. “Gli investimenti sono oggi un terzo più bassi rispetto al 2007”, ricorda il direttore del centro studi di Confindustria, Luca Paolazzi, con effetti pesanti sulla crisi, “come in particolare nel settore delle costruzioni”. 

Ridotte anche le stime riguardanti la crescita del Pil: l’inversione di marcia prevista per fine 2014 non ci sarà, mentre il +1% previsto per il 2015, fanno sapere gli industriali, sarà dimezzato. Crescono, così, anche le previsioni riguardanti il deficit che per il 2015 sarà del 2,9% e non del 2,5% come era stato calcolato. Gli ultimi mesi del 2014, infatti dovevano rappresentare l’inversione di marcia che avrebbe portato a un aumento dello 0,2%. Non sarà così, però, secondo Confindustria che prevede una chiusura in negativo dello 0,4%. Anche la prospettiva di crescita per il 2015 ha subito un ridimensionamento. Il punto percentuale di guadagno previsto per il nuovo anno è stato rivisto al ribasso di uno 0,5%. “Servono misure di rilancio di competitività e investimenti – si legge nel rapporto: i risultati arriverebbero rapidamente”. Sulle stime del prodotto interno lordo si è soffermato anche Luca Paolazzi, capoeconomista di Confindustria, che ritiene “lo 0,5% un dato molto basso, ma siamo stati più positivi di altri. Il governo non creda, però, che queste stime possano esser prese come certe, anche quel mezzo punto percentuale è tutto da conquistare”.

I dati riguardanti il Pil influiscono anche sul debito della pubblica amministrazione che, comunque, rimane entro il limite del 3% rispetto al prodotto interno lordo imposto dai vincoli europei. Se la situazione per il 2014 rimane vicina alle ultime previsioni (3%, rispetto al 2,9 calcolato nei mesi scorsi), è per il 2015 che i numeri parlano di un peggioramento di 0,4 punti percentuali. Le ultime stime, infatti, parlavano di un deficit del 2,5%, mentre nel rapporto si legge che il debito della pubblica amministrazione registrerà un +2,9%.

Confindustria chiede quindi al governo di rafforzare l’efficacia delle misure espansive attuate prima dell’estate, dando così un input che permette la ripresa e la crescita. Per farlo, gli industriali sostengono si debba lavorare ulteriormente sull’efficacia della Legge di Stabilità, con particolare attenzione verso il cuneo fiscale e sugli investimenti pubblici e privati