A inizio gennaio, Il Fatto Quotidiano era stato il primo a smentire il passaparola sulla chiusura di Abitare che si era scatenato dopo la pubblicazione di un maldestro comunicato da parte di Rcs in cui veniva annunciata la “sospensione” della celebre rivista di design e architettura. Invece, come anticipato, Abitare riprende venerdì 19 settembre con una nuova squadra, formata per due terzi dalla redazione storica e il restante terzo da Luca Molinari, nel ruolo di scientific editor, Marco Sammicheli, design editor e la direzione di Silvia Botti (già caporedattore di Casamica). Un trio questo che si presenta già coeso e schierato come se scendesse in guerra: “In realtà il mio caso è stato un po’ anomalo, perché sono stata incaricata direttore in due tempi, prima sul progetto presentato e poi ufficialmente della direzione vera e propria questa primavera, ma nonostante il castello mediatico che è stato – credo anche strumentalmente – costruito intorno alla chiusura della rivista, noi ci stavamo lavorando già da tempo, e abbiamo continuato anche durante la fase critica di trattativa che ha avviato la solidarietà tra i giornalisti”.

La smentita ha portato però anche molta attesa da parte del settore intorno a questa nuova edizione che ha sulle spalle una doppia eredità: da una parte la storia e la reputazione di illustri capitani e grafici – tra i quali Mario Piazza che ha poi diretto l’ultimo biennio di crisi – dall’altra i buchi culturali ed economici che proprio la crisi editoriale ha scavato.

Così l’Abitare torna al centro anche graficamente, con il logo storico della rivista riportato in mezzo alla copertina. “C’è grande attesa anche sul nome del nuovo art director, e in tanti fanno ipotesi fantasiose, ma anche in questo caso abbiamo deciso di attingere alle risorse interne e sarà Eugenio Schinelli, già parte dell’azienda da tempo”. Anche Marco Sammicheli, pubblicista e curatore, aveva già collaborato con la Abitare di Stefano Boeri e Luca Molinari, curatore e critico di architettura, aveva lavorato con la rivista ai tempi gloriosi della direzione di Italo Lupi, verso la quale racconta di nutrire “un debito fortissimo che spero di essere in grado di riportare in questo progetto: la capacità di umanizzare l’architettura – basta case vuote! -, di raccontare il modo del progetto italiano come un modo urbano di pensare che punta alle qualità diffuse e va al di là della firma. E fare tutto questo senza aver paura di raccontare in modo ‘leggero’ e fruibile la densità sociale, politica e culturale che ci circonda”.

Invece, dal punto di vista del design, al centro sarà “l’Italia internazionale” – secondo la definizione matrioska che ne dà Marco Sammicheli – “con la nostra produzione culturale e quindi politica migliore e quella più interessante per gli stranieri. I driver della sezione saranno: Italia, industria, popolare e quotidiano. E un’altra parola chiave sarà “storytelling” con l’attenzione per una nazione e un sistema che spesso abbiamo lasciato raccontare solo agli altri”.

La squadra, per la prima volta formata interamente da non professionisti dell’architettura o del design vede – dopo cinquant’anni dalla fondazione della rivista per mano femminile – anche la novità di una direzione femminile: “Non credo che nelle quote rosa risieda per partito preso qualche valore superiore – dichiara Silvia Botti – ma credo di essere bene in target con la rivista in cui lavoro. Quand’ero ad Amica con la Rodotà dicevano ‘un giornale fatto dalle stronze per le stronze’ ed era vero. Allo stesso modo oggi sono una perfetta esponente di quella popolazione globale che include tutti i paesi del mondo e viaggia da una parte all’altra col mainstream. È un errore pensare – come hanno fatti in tanti e spesso nel nostro settore – che la cultura sia gestita da pochi e rivolta a pochi”.

Accanto a quella per il pubblico generico, nella rinata attenzione al mondo delle aziende si può immaginare risieda anche una strategia per ripristinare un dialogo con gli inserzionisti che negli ultimi anni si era un po’ sfilacciato: “Le nostre aziende, quelle che hanno oltrepassato la crisi ci sono riuscite specialmente grazie all’internazionalizzazione. Dall’estero ricavano a volte l’80% del loro fatturato, ma quando escono dai confini italiani sono sole. Noi ci porremo come strumento di servizio anche per quelle nasciture che intendono spingersi oltre i confini e così per i professionisti e per le scuole”.

Proprio nei ricavi pubblicitari dal digitale, i vertici di Rcs prevedono dei livelli ambiziosi che sfiorano il 30%. Per il resto, si parla di una total audience stimata intorno a 265.000 lettori, metà in Italia e metà nel resto del mondo, includendo anche il progetto di free digital edition.

Questi gli obiettivi, appunto, per diversificare anche le Abitare che, assecondando una passione del loro ad Scott Jovane per il multimedia, si presentano in versione cartacea, online, applicativa, digitale, social e persino in veste di gadget/tovaglietta per la prima colazione.