Il Gattopardo di Luchino Visconti? “Una delle più grandi esperienze visive della storia del cinema”. Parola di Martin Scorsese. È forse per questa ammirazione che la sua The Film Foundation ha collaborato con la Cineteca di Bologna per restaurare il film Palma d’Oro a Cannes, che tornerà al cinema in ben settanta sale il 28 Ottobre. 

Reduce dal successo di Rocco e i suoi Fratelli, nel 1963 Visconti porta sul grande schermo il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che racconta la storia di un cambiamento epocale sullo sfondo della Sicilia del 1860, dopo lo sbarco di Garibaldi a Marsala. Il principe Fabrizio di Salina, interpretato da Burt Lancaster, assiste malinconicamente alla fine dell’aristocrazia, rassegnandosi all’annessione dell’isola e del suo feudo di Donnafugata allo stato sabaudo. Si impegna a favorire il fidanzamento di suo nipote Tancredi, Alain Delon, deciso a partecipare alla nuova scalata sociale, con l’affascinante Angelica Sedara, ragazza di bell’aspetto e famiglia arricchita, interpretata da Claudia Cardinale. 

La Titanus, in un primo momento, aveva proposto il progetto a Mario Soldati che aveva rifiutato, denunciando la sua conoscenza superficiale dell’universo siciliano. Ed è stato un bene che al timone dell’intenso adattamento ci sia stato regista dal perfezionismo maniacale. “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” recita una battuta indimenticabile del film, fotografando l’attualità politica italiana dell’epoca, ricca di numerosi cambiamenti: dalle vie ai campi di battaglia, dai salotti delle lussuose ville alle umili dimore dei contadini. I nobili sentono che si sta avvicinando la fine della loro superiorità, mentre il resto dei siciliani appaiono forti della loro innata capacità di adattamento. Il regista inizia così la sua ricerca di un mondo perduto, protagonista dei suoi successivi film di ambientazione storica. 

Con un budget pari a 3 miliardi di lire, la Titanus si è dovuta arrendere alla creatività del regista che ha girato il film per diverse settimane curando ogni dettaglio della lavorazione. Ogni giorno quintali di fiori freschi arrivavano sul set direttamente da Sanremo per rendere migliori alcune scene. Era stata allestita una lavanderia con ben 50 lavoranti che dovevano mantenere rigorosamente bianchi i guanti di ogni singolo attore e comparsa sul set. Per non parlare della scena centrale del film, il ballo sulle note del Valzer Brillante di Giuseppe Verdi, trascritto per orchestra dal grande Nino Rota. Per l’occasione Visconti e Giuseppe Rotunno, il direttore della Fotografia, avevano cercato di ricreare la luce descritta dalle pagine del libro, accendendo migliaia di candele sui grandi lampadari che arredavano la sala del Palazzo Gangi di Palermo. Avvolti in quell’atmosfera suggestiva e fedele al passato, Angelina e il Principe danzano, sancendo il declino dell’aristocrazia e permettendo la crescita di una nuova borghesia. 

Il film procede lentamente per una buona prima parte, per culminare in un maestoso crescendo fino alla scena del ballo, in cui la musica si fonde con gli originali costumi di Piero Tosi, e l’interpretazione unica di un cast di alto livello, che rappresenta magistralmente il moto dell’animo e del corpo di ogni personaggio. Il restauro di questo film, patrimonio culturale del nostro paese e del mondo, non rappresenta solo un’opera di recupero artistico, ma anche un’offerta imperdibile per le nuove generazioni che non hanno avuto l’occasione di apprezzare lo spessore de Il Gattopardo sul grande schermo. La proiezione sarà accompagnata dal documentario di 13 minuti I due Gattopardi, realizzato da Alberto Anile e Maria Gabriella Giannice, che ricostruisce le vicende che portarono il romanzo sul grande schermo, e include delle scene tagliate da Visconti per la versione presentata al Festival di Cannes.