Le parole sono stanche, ridondanti, vuote. Una bara bianca, il dolore struggente di una famiglia, l’abbraccio di un popolo. Dopo la tragica, maledetta, inumana morte di Davide per mano di un carabiniere nulla sarà più uguale a prima al Rione Traiano ma in generale nelle periferie delle città italiane. Lo sgomento, la sofferenza, il lutto non dovranno conservarsi e perpetrarsi solo nel ricordo dei cari, dei parenti e amici della vittima ma trasformarsi in memoria collettiva e riflessione permanente. “Davide vive” è impresso sui muri e sulle magliette distribuite a tutti i giovani del rione. Questo non dev’essere solo uno slogan emozionale legato al momento ma un intento serio e irrinunciabile di un pezzo dimenticato di Napoli. Il triste destino di quel ragazzo – poco più che adolescente – con tanti sogni spezzati deve diventare occasione per cambiare i comportamenti, e soprattutto la testa della gente.

Non è facile. Lo so. I miracoli non esistono. San Gennaro si è stancato. A Napoli tutto si ripete e perpetua. E’ vero. Anche i corsi e ricorsi storici del filosofo partenopeo Giambattista Vico sono andati in crisi. Adesso è l’ora. Bisogna darsi una scossa. Neppure il barile si può più raschiare. Deve risoffiare il vento di popolo, lo stesso che spirava nel corso delle quattro giornate quando i napoletani cacciarono via i nazi-fascisti dalla propria terra. Napoli non può più restare ferma, immobile, decadente. Questo antistorico medioevo è come una condanna all’ergastolo. Davide vivrà davvero e andrà oltre il suo funesto destino se i napoletani una volta e per tutte contrasteranno l’antica ed endemica malattia meridionale del “nonsipuotismo”, la maledetta rassegnazione a non poter fare nulla per cambiare le cose. 

L’ho scritto in questi giorni e non mi stancherò di riscriverlo: le indagini, i magistrati, la giustizia farà il suo corso. Quel militare dell’Arma senza più divisa sarà giudicato e probabilmente condannato ad anni di carcere. E’ meglio tenerlo a mente: nessun rappresentante dello Stato “accidentalmente” o “intenzionalmente” può sparare a bruciapelo e uccidere un inerme. Allo stesso tempo quello Stato che agisce anche contro se stesso per il rispetto della legge e del rigore a garanzia dei cittadini deve rimettersi in testa il cappello. Deve riprendersi il controllo dei territori, riappropriarsi di pezzi di città dove sembra essere passata la malsana idea di essere isole indipendenti, staccate, e gestite dalla malavita. Chi è abituato a girare la faccia dall’altraparte è meglio che cominci a guardare, vedere nelle cose. Non è più tempo dell’omertà-omissiva. Il Rione Traiano ed i tanti Rioni Traiano non possono più essere terre di nessuno, enclave d’illegalitàcovi di latitanti, alveari per spacciare, roccaforti dei clan. Basta. Basta. Basta. Napoli, la Campania devono essere liberate. Le attenuanti sporche di ideologismo sono finite.

Il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, Marco Minicucci durante una manifestazione si è tolto il cappello in segno di rispetto per Davide. Il militare ha compiuto un grande gesto umano, corretto e nobile che da onore alla divisa dell’Arma che altri in molte circostanze hanno disonorato. Ma quel cappello adesso e con urgenza va rimesso in testa perché lo Stato deve fare lo Stato al Rione Traiano come al Rione De Gasperi, a Forcella come al parco Verde e alle Salicelle. Solo così dal sangue innocente versato dai tanti Davide potrà nascere una speranza, vera e non retorica di cambiamento altrimenti come sempre saranno solo parole stanche, ridondanti e vuote.

@arnaldcapezzuto