Ogni giorno che passa Renzi dice che in un periodo di crisi tutti dovrebbero fare dei sacrifici. Giusto. Anche i super-ricchi come Montezemolo, aggiungerei io. Anzi, i super-ricchi in una misura speciale, in ragione del mare di soldi che finisce nelle loro tasche.

Dunque, a Montezemolo le dimissioni da presidente della Ferrari dovrebbero valere una buonuscita di 15 milioni da pagare in un arco di venti anni. Inoltre negli ultimi anni avrebbe percepito uno stipendio annuo di 5 milioni. Mettiamo che gli importi siano esatti e siano lordi. A quanto dovrebbero essere tassati? Vogliamo dire al 72%? Ma è un’aliquota da paese comunista, direte voi! Si, vabbeh, ma vada egualmente per il 72%. Che succederebbe se si fosse applicata questa aliquota ai redditi di Montezemolo? Che avrebbe dovuto versare allo Stato 3.600.000 euro l’anno; gliene sarebbero rimasti in tasca 1.400.000. Per quanto riguarda la buonuscita, invece, se si applicasse un’aliquota al 72% dovrebbe pagare allo Stato 10.800.000; gliene resterebbero in tasca 4.200.000.

Poverino, un vero ladrocinio … Beh, mica tanto. Una persona che guadagna 25.000 euro netti all’anno ci metterebbe 56 anni a guadagnare quanto avrebbe guadagnato Montezemolo annualmente sotto quell’ipotetico regime fiscale; quanto alla buonuscita, gli ci vorrebbero 168 anni per accumulare quella misera cifra che resterebbe dopo l’ipotetica aggressione fiscale da regime comunista.

Regime fiscale da comunisti? Beh, non esattamente. Diciamo che ho preso il 72% come aliquota di riferimento, perché era quella massima, applicata ai redditi superiori a 500 milioni di lire in Italia nel 1974: cioè sotto il governo di Mariano Rumor.

Forte. Già me la vedo una statua finanziata dal prossimo governo regionale dell’Emilia, con Rumor preso di profilo, col petto proteso in avanti, stile Lenin, in una mano la falce e nell’altra il martello: compagni democristiani, siete il nostro futuro!