Milioni di euro di interessi non dovuti a Banca Carige. E’ la zavorra che grava sul bilancio del teatro lirico Carlo Felice di Genova. E lo scoglio su cui si è infranto il feeling tra il sindaco del capoluogo ligure, Marco Doria, e il sovrintendente del teatro, Giovanni Pacor. Il braccio di ferro è terminato l’8 settembre con il licenziamento in tronco di Pacor, sostituito (pro tempore) da Maurizio Roi, presidente di Ater (il circuito dei teatri dell’Emilia Romagna), responsabile dell’orchestra Toscanini ed ex sindaco di Lugo di Romagna. Secondo quanto rivelato da Il Lavoro-Repubblica, però, dietro la vicenda ci sarebbe molto di più dell’anatocismo, cioè la capitalizzazione degli interessi dovuti indebitamente applicata dalle banche. Lo racconta un dossier di 150 pagine preparato dalla Anatos di Bologna, specializzata in perizie finanziarie e incaricata di accertare i rapporti tra Banca Carige e Carlo Felice. Sarebbero infatti emersi elementi contabili irregolari tali da configurare veri e propri reati: omissione di atti d’ufficio, omissione di denuncia, danno erariale.

Il dossier contro Carige divide Pacor e Doria – Pacor ha accusato il sindaco di non aver seguito con la dovuta attenzione la pratica legale aperta contro Carige, affidata su suo suggerimento alla Anatos. Doria l’ha scaricata giudicando eccessive le sue pretese economiche e ha girato l’incarico allo studio Afferni-Crispo. Anatos ha stimato in almeno 7 milioni e mezzo i denari recuperabili da Carige. Doria immaginava invece una transazione con Carige per abbreviare i tempi, consentendo di recuperare denaro fresco. Pacor ha annunciato che consegnerà il dossier di Anatos in Procura. Ciliegina sulla torta, il sospetto che lo studio Afferni-Crispo abbia in passato difeso Carige, indiscrezione negata però dal titolare, Vittorio Afferni. E’ stato il figlio Giorgio, collaboratore e non socio nello studio, a prestare una consulenza “marginale” in un caso che ha riguardato la banca. Silvio Ferrari, consigliere del teatro, puntualizza a ilfattoquotidiano.it: “Allo studio Afferni abbiamo chiesto, oltre la lettera che ci ha indirizzato, anche un’ulteriore assunzione di responsabilità sul fatto che in passato non si sia trovato a tutelare gli interessi di Carige. Quanto al dossier di Anatos, personalmente non l’ho mai consultato”.

L’intesa di luglio sui tagli e l’epilogo inatteso – Il teatro lirico genovese è in passivo perenne e scosso da continui scontri tra il cda, presieduto da Doria, i sindacati e i dipendenti. Oggetto del contendere, la ricetta per risanare i conti senza svilire l’offerta artistica e dribblando le resistenze delle maestranze (orchestrali e amministrativi) non disponibili a rinunciare ad antichi privilegi. A luglio era stata raggiunta un’intesa sui tagli ai costi e alle consulenze e varato un piano di pensionamenti e prepensionamenti. Alla ripresa di settembre, il cda si era reinsediato per compiere gli ultimi atti in vista dello scioglimento – previsto dal decreto del ministro Bray – e della nomina di un consiglio di indirizzo che sarebbe entrato in carica nel 2015. La situazione è precipitata all’improvviso. Perché? Presto detto. Insanabili contrasti fra Doria e Pacor.

Le accuse del sindaco – Il sindaco in conferenza stampa ha addirittura accusato Pacor di avergli suggerito di truccare i conti in modo da far approvare il bilancio consuntivo 2013 e il bilancio preventivo in pareggio. E accedere ai finanziamenti del fondo Fus per gli enti lirici virtuosi, che presentano tre bilanci consecutivi in nero. Quelle poste, al momento, erano inesistenti e metterle a bilancio sarebbe equivalso a produrre un falso. Il sindaco ha quindi, stando alla sua versione, respinto la pretesa di Pacor di inserire 5 milioni di euro (corrispondenti all’ammontare degli interessi sugli interessi) nel bilancio consuntivo. E ha messo Pacor alla porta, letteralmente. Impedendogli di prendere parte all’ultima riunione di consiglio che ha approvato il bilancio 2013 con un passivo di 5 milioni. Nella versione di Doria, Pacor è stato confermato nell’incarico fino al 31 dicembre e solo dopo le sue obiezioni e i suoi tentennamenti è stato liquidato. Pacor sostiene di aver accettato la riconferma con riserva di dimissioni. E ora stando ai rumors medita un’azione di rivalsa contro il sindaco a causa del licenziamento subìto. Ammettere di essersi dimesso gli toglierebbe le migliori carte in una eventuale vertenza in tribunale.

Versioni opposte sulle conseguenze del rosso – “Se il Carlo Felice non attingerà al Fus a causa del bilancio in rosso le conseguenze saranno gravi per il teatro”, ha dichiarato Pacor. “L’accordo sindacale di luglio rischia di saltare e gli amministratori potrebbero finire nel mirino della Corte dei Conti”. Doria respinge questa visione: “Avremo i contributi che la legge Bray prevede per i teatri in crisi. I bilanci 2011 e 2012 si erano chiusi in pareggio perché i dipendenti avevano accettato i contratti di solidarietà, che avevamo proposto anche per il 2013. Ma la resistenza di alcune sigle sindacali e il mancato referendum fra i lavoratori aveva impedito di prolungare la misura. Ora non ce ne sarà più bisogno, il piano di prepensionamenti e pensionamenti concordato con i sindacati produrrà una forte riduzione dell’organico. E la nuova organizzazione del lavoro avrà ricadute sui costi di esercizio. Gli interessi anatocistici? Tuteleremo il teatro con realismo”.

Verso la nomina del nuovo sovrintendente – Doria conferma che Roi andrà a scadenza con il cda il 31 dicembre. Il consiglio di indirizzo che verrà eletto nominerà il nuovo Sovrintendente. Nulla vieta che Roi venga confermato, ovviamente. Nel frattempo, il cartellone della stagione 2014/2015 dovrà aver preso corpo. Si favoleggia di un programma stellare (Tosca, Carmen, Vedova Allegra), prolungato fino a luglio 2015.