L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in base al contestatissimo Regolamento sul diritto d’autore, accusato da più parti di violare apertamente i diritti fondamentali,  ha ordinato alla testata giornalistica Gay.it, punto di riferimento della comunità Lgbt italiana, la cancellazione dell’articolo dal titolo “Giornalista italiano va a Mosca e srotola bandiera «Love is love»”.

L’articolo  conteneva  l’autoscatto di un giornalista-fotografo italiano sulla Piazza Rossa di Mosca con in mano la bandiera “Love is love”, simbolo della lotta per l’uguaglianza degli omosessuali. Il gesto appariva ispirato dalla protesta dell’attrice Tilda Swinton che a luglio dell’anno scorso aveva portato sulla piazza Rossa la bandiera Rainbow, per protestare contro la norma varata da Putin che proibisce di parlare in pubblico di omosessualità.

La Direttrice responsabile della testata, Caterina Coppola, non sa spiegarsi la vicenda e si domanda: “Perché ci hanno chiesto di cancellare un articolo riguardante un’iniziativa contro l’omofobia?”. Continua ancora la Direttrice. “Non abbiamo compreso il perché della richiesta dell’Agcom dato che la foto era di per sé la notizia e che l’articolo da noi pubblicato riportava, tra l’altro, l’autore e le dichiarazioni da lui già rese ad una testata russa. Dal punto di vista di Gay.it, quella era una iniziativa pubblica contro la politica omofoba del governo Putin e per tanto si trattava di una notizia di cronaca su un argomento di grande attualità”.

L’immagine peraltro contenuta nell’articolo, è un autoscatto, secondo quarto dichiarato dallo stesso protagonista  all’Agcom, un selfie si dice oggi, è stata scattata in un luogo pubblico (la Piazza Rossa di Mosca), ed è, come è facile intuire, collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o comunque  svoltisi in pubblico. Inoltre, la foto è stata pubblicata da una testata giornalistica che ha esercitato il proprio diritto di cronaca, in occasione di un avvenimento di attualità.

Le testate giornalistiche sono entrate di frequente nell’orbita di attenzione dell’Autorità guidata da Marcello Cardani. E’ questo infatti il nuovo capitolo dell’attività di Agcom che sta spingendo sull’acceleratore nei confronti degli ordini di cancellazione (chiamati eufemisticamente “rimozioni spontanee”) di contenuti verso giornali, nazionali ed anche locali. Le istanze  hanno infatti riguardato testate  come Repubblica, Repubblica TV, ma anche Il Messaggero, nonché svariate testate locali, tra le quali il quotidiano di Puglia e Periodicodaily.Il motivo è sempre lo stesso: il diritto d’autore.

La vicenda dimostra ancora una volta il grave pericolo che fatti di rilevante interesse e tematiche legate ai diritti fondamentali, come aveva rilevato il rappresentante per la libertà d’espressione dell’Onu in Italia, Frank La Rue e la stessa Commissione Europea, siano cancellate dal web in poche ore dall’Agcom. Come già ha lucidamente rilevato, inascoltato, Stefano Rodotà.

E la circostanza, oramai acclarata, che l’ordine di rimozione avviene senza valutare, attraverso un approfondito contraddittorio, i diritti fondamentali sottesi al nostro ordinamento, a cui si aggiunge che la maggior parte di coloro che cancellano i contenuti lo fanno solo per paura. Una paura che spinge a cancellare i contenuti che è del tutto irrazionale dal momento che l’Agcom secondo le regole che essa stessa si è data, non ha alcun potere di ordinare ai titolari dei siti  la rimozione, meno che meno per quel che riguarda la stampa che come è noto è protetta dai sequestri (la cancellazione è infatti tecnicamente un sequestro di contenuti secondo la Corte di Cassazione) anche dalla nostra Costituzione.

Agcom infatti, secondo il Regolamento da lei stessa varato, può agire solo nei confronti dei provider e non nei confronti dei siti, sia che siano in Italia o all’estero, e quindi qualsiasi richiesta ad un sito internet, ad una testata dal punto di vista amministrativo può essere del tutto ignorata senza alcuna conseguenza da parte del titolare del sito.

Una paura (e la conseguente rimozione dei contenuti dal proprio sito) che invece genera gli effetti opposti. I titolari dei siti raggiunti dalla richiesta dell’Agcom  pensano infatti che la cosa finisca lì con la rimozione, ma non è cosi. Non solo il titolare del sito in questo modo si autodenuncia (l’immissione in rete di materiale protetto è infatti un reato penale) ma in più la cancellazione a seguito della comunicazione Agcom, comporta un’ammissione di colpevolezza, quando colpevoli non si è, viste le molteplici garanzie del nostro ordinamento rispetto agli eccessi di tutela.

La rimozione volontaria  può infatti venire usata, come già accaduto nei confronti di una testata nazionale, per chiedere i danni.

E questa volta si che le richieste sono salate.