I campioni di oggi a sfidarsi sul campo, quelli di ieri a duellare in tribuna. La finale degli ultimi Us Open 2014, vinti a sorpresa da Marin Cilic, è solo l’ultimo esempio di una tendenza ormai molto in voga: sono sempre di più gli ex campioni a diventare allenatori. E sono sempre di più i “Top ten” ad affidarsi a vecchie glorie per migliorare il proprio tennis.

Se il mentore del croato Cilic è il suo connazionale Goran Ivanisevic, tre volte finalista a Wimbledon e vincitore dell’incredibile edizione del 2001, nell’angolo del suo rivale, il giapponese Kei Nishikori, sedeva Michael Chang, baby-fenomeno capace di vincere il Roland Garros a soli 17 anni nel 1989: grazie a quel successo il tennista statunitense di origini taiwanesi è tuttora il più giovane vincitore di uno Slam. Pezzi di storia del tennis: quando erano in attività, i due si erano incontrati per ben 11 volte sul campo tra il 1992 e il 2001, 6-5 per Chang i precedenti. Adesso la loro rivalità continua da allenatori.

Non si tratta del resto di un caso isolato, la lista è lunga. Sempre all’ultimo open americano, in semifinale ci sono stati altri incroci evocativi. Stefan Edberg, vincitore di sei Slam fra il 1985 e il 1992, dallo scorso dicembre è il nuovo tecnico di Roger Federer: due dei più bei rovesci del tennis di tutti i tempi, insieme nella stessa squadra. Mentre il numero uno del mondo, Novak Djokovic, dall’inizio dell’anno ha affiancato la sapienza del grandissimo Boris Becker (altri sei titoli del grande Slam in bacheca) al suo storico coach Marian Vajda. Il quadro è completato da Andy Murray, che di recente è passato dalle mani di Ivan Lendl a quelle di Amelie Mauresmo, prima donna ad entrare come allenatrice nell’olimpo del tennis maschile. E presto anche Nick Kyrgios, stella emergente del tennis australiano esploso all’ultimo Wimbledon, potrebbe rivolgersi a Pat Cash per la definitiva consacrazione.

La collaborazione fra presente e passato funziona. Agli Us Open Cilic e Nishikori hanno dato vita alla prima finale di un grande Slam senza uno dei magnifici quattro (Djokovic, Nadal, Federer, Murray) dagli Australian Open 2005. Per entrambi si è trattato di un exploit clamoroso: il merito sarà anche dei loro tecnici. In particolare il giapponese ha fatto progressi incredibili negli ultimi tempi, passando dal numero 17 del ranking Atp al numero 8 in meno di un anno. Discorso valido anche per Roger Federer: la cura Edberg ha fatto miracoli, se è vero che lo svizzero, a 33 anni, è tornato a vivere una stagione da protagonista dopo un 2013 da dimenticare. E i risultati premiano pure la coppia Djokovic-Becker: anche se gli accorgimenti voluti dal grande Boris all’inizio non hanno convinto pienamente il serbo (spinto molto di più al “serve & volley” e al gioco di rete rispetto al passato), col passare dei mesi l’intesa tecnica ha cominciato ingranare. Sono arrivate la finale al Roland Garros, la seconda vittoria a Wimbledon e il ritorno al numero uno del mondo. E alla fine anche Nole ha dovuto ammettere: “Ora sono un giocatore più completo”.

È andata peggio invece a Andy Murray: lo scozzese nel 2013 è riuscito a riportare Wimbledon nel Regno Unito a 77 anni di distanza dall’ultimo successo di Fred Perry. Un trionfo reso possibile anche dalla guida di Ivan Lendl, otto Slam vinti (tra cui tre Roland Garros) negli Anni Ottanta. Insieme all’ex campione ceco, Murray aveva vinto anche lo Us Open e le Olimpiadi nel 2012. Dopo, però, è arrivato il divorzio. E da quel momento Murray non è stato più lui, smarrito a livello tecnico e mentale. Da poco ha scelto Amelie Mauresmo, grande tennista francese ritiratasi nel 2009 a soli 30 anni, come nuovo tecnico. In Gran Bretagna sperano che lei possa riportare lo scozzese ai suoi livelli. Altrimenti, avanti il prossimo grande ex: da Martina Navratilova a John McEnroe, sono in tanti ad essersi già dichiarati disponibili. Per diventare campioni anche da coach, dopo esserlo stati sul campo.