“Se arrivano Romano Prodi o Giuliano Poletti zero problemi: io vado avanti”. L’ex sindaco di Forlì Roberto Balzani, il primo ad essersi candidato due mesi fa alle primarie del Pd per diventare nuovo presidente della regione Emilia Romagna, tira dritto di fronte al ritiro di Matteo Richetti, ai tentennamenti di Stefano Bonaccini, e alla possibile candidatura del fondatore dell’Ulivo o del ministro del Lavoro. L’outsider fuori dai giochi di palazzo lo scherzetto al partitone di via Rivani glielo ha già fatto una volta. Il 14 dicembre 2008, alle primarie del centrosinistra per scegliere il candidato sindaco di Forlì, scalzò il candidato del partito, Sonia Masini, superandolo di soli 44 voti per poi diventare sindaco della città romagnola fino al 2014.

Il 52enne professore universitario di storia contemporanea rilancia il confronto nonostante i tempi strettissimi: “Non le ho fatte io le regole”, spiega Balzani al fattoquotidiano.it, “che le firme per le candidature andassero depositate entro l’11 settembre e il voto fosse previsto per il 28 lo sappiamo da tempo. Non vedo perché adesso si debbano sospendere le primarie o addirittura cambiare le regole in corsa. Se si modificano le regole per un accidente della storia posso capire, ma se sono legate a scelte personali di singoli candidati che si ritirano non è molto elegante. In questo partito chi è normale e rispetta le regole viene preso a calci nel sedere, mentre ci sono celebrazioni per i condannati”.

Balzani torna anche sulla questione dell’iscrizione sul registro degli indagati per peculato di Richetti e Bonaccini, identico reato a lui contestatogli per la presenza a pagamento in una trasmissione tv, procedimento poi archiviato dalla Procura di Forlì: “Che ci fosse un’inchiesta in corso non sorprende nessuno, ma che due professionisti della politica non avessero valutato questo elemento come dirimente per la propria candidatura ecco, questo sì che mi sorprende. Chiaro, tutti sanno che gli avvisi di garanzia non sono una condanna”, continua Balzani, “ma per un amministratore pubblico il reato di peculato, al di là della quantità di denaro incriminata, è infamante”.

Sono più di una ventina i comitati sorti in tutte le province emiliano-romagnole a sostegno del professore forlivese, mentre gli altri candidati, ad eccezione di Matteo Riva di Centro Democratico, non hanno ancora un sito web è uno staff pronti per il 28 settembre: “Non sono mai entrato nella logica delle correnti di partito perché all’interno si sviluppano relazioni interpersonali malate”, prosegue, “semmai intrattengo rapporti con singole persone che penso più vicine alle mie idee”. Idee che ha cercato di esprimere nel suo programma: “Il cosiddetto ‘modello emiliano’ è un cliché che non corrisponde alla realtà, prima ce ne rendiamo conto meglio è. I grandi tassi di crescita delle imprese, che poi vanno a finanziare il welfare, non ci sono più”, conclude l’ex sindaco di Forlì, “Voglio che la Regione ritorni un luogo di progettazione come aveva all’inizio, nell’epoca di Guido Fanti, e meno di negoziazione come negli ultimi tempi con Errani”. Primi provvedimenti in caso di vittoria alle primarie e alle elezioni del 23 novembre? “Un unico assessorato ai finanziamenti europei e basta assessori che si contraddico a vicenda senza mai scegliere”. E se va fatta male, se alla fine prevarrà il candidato unico calato dall’alto “torno a fare il professore universitario, ma da persona libera”.

*Foto dal profilo Facebook di Roberto Balzani