La valutazione dell’Anm sulla riforma “rivoluzionaria” della giustizia varata il 29 agosto dal Cdm, prevalentemente in forma di ddl e legge delega è arrivata quasi in contemporanea con gli interventi di Piercamillo Davigo e Raffaele Cantone al Forum Ambrosetti. In estrema sintesi l’Anm parla di un testo “inefficace e timido, frutto di compromessi in continuità con il passato” che non aggredisce i fenomeni corruttivi e  per alcuni aspetti “punitivo” nei confronti dei magistrati.

Due giorni prima a Cernobbio, due magistrati con storie profondamente diverse come Pier Camillo Davigo e Raffaele Cantone in perfetta sintonia avevano evidenziato come nel dibattito sulle riforme ancora una volta era scomparsa la vera e drammatica emergenza del paese, anche in termini economici, e cioè la criminalità organizzata e quella dei reati economici come corruzione, falso in bilancio, riciclaggio.

Come era facile prevedere la Anm, a differenza dei resoconti entusiastici e/o superficiali dell’informazione complessivamente plaudente è andata al sodo e tra i punti più inattendibili e lacunosi, per usare un eufemismo, ha sottolineato quello sulla “revisione” della prescrizione che dovrebbe essere strategico per combattere la corruzione. Invece che intervenire sulla legislazione ad personam del 2005, cioè ex Cirielli ed annessi, dagli effetti “patologici e patogeni” la riforma della prescrizione di Renzi, annunciata con grande enfasi,  “si risolve nella deludente scelta di introdurre due nuove ipotesi di sospensione temporanea ed eventuale del suo decorso”. 

Insieme al maquillage sulla prescrizione l’Anm ha evidenziato anche la non determinazione ad incidere su quelli che erano stati gli slogan della riforma penale sui quali i veti berlusconiani-alfaniani continuano ad essere insuperabili, in primis falso in bilancio ed autoriciclaggio.

Quanto al mirabolante e taumaturgico dimezzamento dell’arretrato civile in un anno, soprattutto grazie all’arbitrato, Piercamillo Davigo ha evidenziato senza giri di parole ed attenendosi ai dati concreti come tale misura abbia scarsa efficacia per dirimere cause che sono molto spesso liti temerarie promosse da chi non ha nessuna intenzione di chiuderle velocemente. E d’altronde il fenomeno particolarmente diffuso in Italia ha molto a che vedere con il numero stratosferico di avvocati che non ha equivalenti  in Europa e anche con la pervasività della lobby degli avvocati ben radicata nella politica e portatrice di un conflitto di interessi permanente all’interno delle aule parlamentari. 

Ovviamente quando si entra nel merito delle questioni e si mettono a nudo i conflitti di interessi dominanti nei potentati politici, economici e professionali piuttosto che ammantarsi di slogan pseudo-innovatori e “rivoluzionari” si viene accusati di sabotare il cambiamento e di essere nemici delle riforme. I magistrati ancora una volta vengono accusati di “strillare” per mantenere i loro “privilegi”, primo fra tutti quello di essere “indipendenti” ed “irresponsabili” come ama ripetere Berlusconi.

Non a caso riguardo responsabilità civile e la riduzione del periodo feriale che sono false battaglie “anticasta” del partito trasversale antigiudici si gioca anche sul piano mediatico e propagandistico la partita dell’innovazione “rivoluzionaria“, puramente di facciata e altamente demagogica, contro le presunte resistenze al cambiamento. 

Purtroppo avviene esattamente quello che Davigo ha segnalato riguardo alla criminalità. Mentre viene percepita come emergenza, a causa dell’enfatizzazione mediatica, quella comune in linea con i dati degli altri paesi e per molti reati in flessione, non viene avvertita la pervasività e la drammatica incisività nelle nostre vite di quella organizzata e di quella economica dove primeggiano corruzione, falso in bilancio, riciclaggio.