In posta, trovo la mail di un giornalista free lance. Scrive: “Vorrei fare un’inchiesta sui luoghi che racconta nel suo blog (cioè qui, nda). Mazzarruna, Tempio, Siracusa”. Ha letto anche il romanzo (Christiane deve morire, nda), sa che molte cose sono lì, gli amici Alfredo, Cetty, Massimo, i compagni dei quali vi ho raccontato tante volte. La periferia, cemento e noia, la polvere, l’eroina. E poi c’è il Tempio, con le mie vecchie. Lui sa tutto. Che viene a fare, chiedo? Quella gente non esiste, e se mai è esistita Mazzarruna, con i suoi miseri abitanti, i suoi frequentatori negletti, i suoi androni che sono orinatoi e la ferrovia dove i treni fuggivano, cercando il progresso e la velocità, adesso non lo è più, non più per me.

E se viene al Tempio, non troverà nulla, troverà una donna anonima (me), seduta con altre donne anonime, troverà lo stesso cielo che si adombra ad una precisa ora di settembre, e la gente distratta e gli ambulanti, e Sad il bambino, il bambino africano, ma lei non può sapere che quel bambino è Sad. Lei cerca i fantasmi, li cerchi da solo. Certi non li troverà. Massimo non è morto, nel romanzo sì, vede che cambia tutto? La letteratura non è la verità. La verità, mi dica lei, la trovi lei, nella sua inchiesta, signor giornalista free lance.

Cosa immagina del tempio? Il Tempio sono ruderi, è una piazza, pietra bianca, gente china e triste, africani, il mercato. Sto seduta su una panca, ascolto le vecchie o loro ascoltano me, sempre gli stessi discorsi, lo stesso tedio, lo stesso nulla. Oppure siedo sui gradini del Duomo e guardo le spose, i loro vestiti, tutta l’estate ho guardato le spose e i loro vestiti. Cerca una Sicilia capace di confermare i sospetti o le illusioni tradotte dal cinema o dalla tv. Non la trova, nemmeno quella, anche quando proverà ad ascoltare il lamento arcaico di una delle più belle canzoni in lingua, Palumma tantu jautu , sotto troverà il video, è la mia città, c’è anche il Tempio; la voce è di Tano Fiorito, le parole e la musica sono di un grande artista, si chiama Carlo Muratori.

Io non la trovo quella Sicilia, ma è mai esistita, a parte i silenzi colpevoli, sì quelli sì. Eppur la luce quaggiù è feroce, non consola, ribadisce i colori e la vita primitiva e nasconde un qualche segreto della vita che io non riesco a intercettare. Intuisco i dettagli, non il senso, la ragione. Il giornalista free lance è molto colpito dai post in cui racconto di Mazzarruna, dei compagni della valle, della nostalgia che emana nelle cose, non c’è epica a mio avviso, lui dice di sì. Sono sfigati, gente finita, la lasci perdere. Lei non lo ha fatto, potrebbe aggiungere lui, il giornalista free lance. Io vengo da qui: