L’imminente rinnovo del Csm deve rappresentare una grande occasione di discussione tra le forze politiche e non una semplice spartizione di posti tra Renzi e Berlusconi. Il Parlamento deve poter portare in Csm figure capaci di difendere l’indipendenza della magistratura ma anche quei principi di libertà che animano la nostra Costituzione. I componenti laici del Csm devono certo tutelare l’indipendenza del giudice, ma altresì la libertà dei cittadini.

Dovranno essere anche pronti a contrastare le ideologie repressive che serpeggiano in settori del giudiziario. Troppo spesso si vedono riemergere in provvedimenti giudiziari temi e ipotesi di reato che rimandano al codice Rocco e alla repressione fascista. Non si può contestare la finalità di terrorismo ad ogni forma di protesta! Non si può minacciare il reato di devastazione se nel corso di una manifestazione di protesta una vetrina o un cassonetto vengono danneggiati!

L’Italia ha bisogno di una nuova politica della giustizia. Negli anni passati la rivendicazione della legalità è stata mescolata con richieste di altra natura. La difesa del ruolo del potere giudiziario per garantire il rispetto delle regole, per condannare il furto, per combattere la prepotenza delle burocrazie, si è a volte accompagnata a rivendicazioni di tipo corporativo, a richieste che contrastano con i principi della democrazia.

Un’opera di redistribuzione, un ritorno ad una politica diretta al mondo del lavoro e ai settori più bisognosi, deve partire da un ritorno alla legalità. Questo itinerario non può essere intrapreso soltanto con la richiesta del rispetto della leggi nazionali o limitandosi a combattere gli illeciti negli ambiti nazionali. Una battaglia per la legalità deve ottenere il ritorno ad un sistema di decisione che restituisca centralità alla sovranità popolare.

Nella pattuglia dei laici presenti nel nuovo Csm non devono essere collocati i soliti mediatori capaci di trattare con le „correnti“ al fine di determinare promozioni o nomine. Occorre mettere in campo una pattuglia coraggiosa che sia capace di difendere i movimenti sociali, i bisogni provocati dalla sofferenza, i cittadini contro lo Stato e contro l’arbitrio di funzionari che non sono fedeli alla democrazia e alla Repubblica. La Costituzione prevede che i membri laici siano professori ordinari di università o avvocati cassazionisti. Questo non significa che debbano essere figure lontane dalle lotte e dai movimenti. È il momento di difendere l’indipendenza della magistratura portando nel Csm non i consiglieri del principe ma i consiglieri del popolo. Non coloro che suggeriscono le soluzione ai potenti ma coloro che difendono i deboli nelle aule di giustizia. Perché non far aggiungere al Csm gli avvocati che hanno difeso le vittime della violenza poliziesca? Perché non pensare ai collegi di difesa dei No Tav? Perché non ricorrere a quei pochi professionisti o a quegli studiosi che sono contro la corrente e le “correnti”?

Occorre un nuovo Csm, occorrono voci nuove nel Csm. Non solo voci capaci di ripetere vecchie litanie o a svolgere ipocriti rituali di conferma di diseguaglianze o di privilegi. Il Csm deve è può diventare una tribuna dalla quale possono essere difese le lotte e le proteste sociali. Lotte e proteste che chiedono di contenere la prepotenza burocratica, l’arbitrio, la violenza contro giovani e contro cittadini inermi. Che rivendicano un giudice indipendente, ma consapevole di operare nella democrazia e per la democrazia.