Due persone sono state fermate domenica scorsa dalla squadra mobile di Roma per l’omicidio di Silvio Fanella, l’ex cassiere di Gennaro Mokbel ucciso il 3 luglio scorso nel quartiere della Camilluccia. Si tratta di due italiani pregiudicati, residenti in Piemonte e gravitanti nel mondo dell’eversione di destra. Uno di loro – fermato dopo un pedinamento nel quartiere Prati della capitale – è l’ex appartenente ai Nar, il gruppo eversivo neofascista attivo negli anni ’70 Egidio Giuliani, originario di Sora, in provincia di Frosinone, che per anni ha abitato e operato tra Roma e Viterbo. È stato fra l’altro compagno di cella di Pierluigi Concutelli, nome di prima grandezza del firmamento “nero”. Il secondo uomo è stato fermato in un appartamento a Novara. Il secondo uomo arrestato è Giuseppe Larosa, pregiudicato nato e cresciuto nella città piemontese. Sarebbe lui, secondo gli investigatori, il contatto del giovane Giovanni Battista Ceniti, il 29enne rimasto ferito durante l’agguato.

I due indagati sono sospettati di aver fatto parte del commando che ha tentato di sequestrare Fanella, in un’azione terminata con l’omicidio. Le indagini sono partite dalla ricostruzione dei contatti telefonici di Ceniti, che hanno portato ad individuare gli altri due indagati. La squadra mobile di Roma – guidata da Renato Cortese – ha ricostruito minuziosamente i movimenti dei tre attraverso l’analisi dei filmati delle telecamere di sorveglianza. Il 3 luglio, giorno dell’agguato, Ceniti viene inquadrato prima nella stazione di Torino, poi a Milano e, infine, a Roma, dove arriva insieme a Giuseppe Larosa. 

Egidio Giuliani è stato fermato nella capitale, dove viveva in un B&B con documenti falsi. Ad accomunare i tre indagati è la comunità Multidea di Novara – hanno spiegato gli investigatori – di cui Giuliani era uno dei cofondatori. Sia Ceniti che Larosa frequentavano il centro e proprio qui si sarebbero conosciuti.

Il nome di Giuliani è ben noto nelle cronache giudiziarie sulla destra neofascista. Il giudice istruttore Guido Salvini ricorda nella sentenza-ordinanza sulla strage di Piazza Fontana le azioni del gruppo guidato dall’uomo arrestato questa mattina per l’omicidio Fanella. Secondo la testimonianza della sua ex convivente, Laura Lauricella, Egidio Giuliani “nel luglio del 1980 aveva consegnato una grossa partita di esplosivo a due elementi della zona di Latina, Benito Allatta e Silvio Pompei, i quali dovevano fare un “grosso botto”. Nella ricostruzione firmata dal giudice Salvini si aggiungono altri elementi sulla pericolosità dell’esponente dei Nar: “Un altro componente del gruppo, Marco Guerra, dichiarava in seguito che Egidio Giuliani, sin dal 1978, era assai abile sul piano tecnico a confezionare ordigni esplosivi costituiti da tubi di piombo riempiti di polvere da mina e cioè proprio il tipo di ordigno utilizzato per l’attentato al Comune di Milano”.

Giuliani – dopo una prima incriminazione – venne poi prosciolto dall’accusa di aver fatto esplodere un ordigno davanti al comune di Milano nell’estate del 1980. L’ex Nar aveva contatti anche con la malavita organizzata, soprattutto in ambito romano, come ha ricostruito Salvini. Il “gruppo Giuliani” era ritenuto una sorta di crocevia “tra il gruppo di Gilberto Cavallini, il gruppo di Costruiamo l’azione, (erede della vecchia struttura di Ordine Nuovo e guidata da Paolo Signorelli) e la malavita comune, distinguendosi per i suoi compiti spiccatamente logistici e di supporto, quasi si trattasse di una struttura di servizio per più realtà”.

La vittima Silvio Fanella era ritenuto l’uomo che gestiva i conti correnti segreti e il traffico di diamanti che facevano capo a Gennaro Mokbel. Poche ore dopo l’agguato i carabinieri del Ros individuarono il nascondiglio segreto dell’ex cassiere del gruppo in una casa in provincia di Frosinone, dove hanno ritrovato – nascosti nel sottotetto – diamanti e gioielli per un valore di diversi milioni di euro. Già nel 2012 un altro gruppo proveniente dalla zona di Melfi tentò il rapimento di Fanella, che fallì all’ultimo momento. Per quell’episodio i carabinieri del Ros hanno fermato lo scorso luglio tre persone, attualmente detenute in carcere.