Agli ultimi Emmy Awards tenutisi recentemente, si è fatto un gran parlare della gag – ritenuta da molti sessista – ad opera di Sofia Vergara, attrice colombiana dalle curve prorompenti, messa in mostra in tutta la sua bellezza su un piedistallo girevole. Sofia Vergara è una delle attrici principali della serie Tv americana Modern Family, sitcom geniale su una famiglia allargata dai dialoghi irresistibili, non a caso vincitrice per il quinto anno consecutivo del premio miglior commedia. Il personaggio della Vergara è ironico, rumoroso ed esuberante. Il suo ruolo è sexy, ma soprattutto divertente.

Il polverone che ha suscitato la scenetta, ha il sapore retrò di quelle battaglie perse già sulla linea del via, perché zeppe di latente ipocrisia. Un’attrice, una modella, una personalità dello showbiz, è appunto un personaggio e come tale guardato, osservato, ammirato. Possono certamente non piacere le modalità con le quali l’esposizione avviene (Rihanna lascia poco all’immaginazione e tuttavia prima di lei lo faceva già Jane Birkin nel ’69) ma fa tutto parte della macchina fabbricante dollari. Il bello è un piacere per gli occhi. Quel che probabilmente infastidisce è la soddisfazione palese, di chi è oggetto di tali lusinghe; il vanto nell’offrirsi, splendidamente, al mondo.

Se le tue misure sono 90-60-90 e fai l’attrice di sitcom brillanti, non vai agli Emmy castigata, ma ti presenti con un Cavalli bianco che fischia.  

Il culto della propria vanità non è esclusiva dei ricchi e famosi. Chiedete a cento donne qualsiasi – belle o brutte non fa alcuna differenza – se amino essere apprezzate e tutte risponderanno di sì.

Dopo le critiche sollevate sul web e sui social network, la Vergara ha replicato dicendo che non si è sentita affatto sminuita né mercificata, ma che anzi si è trattato dell’opposto. “Si può essere sexy, ma anche divertenti e avere il senso dell’autoironia. Chi ha inscenato tutto questo non ha il minimo senso dell’umorismo e dovrebbero prendersi meno sul serio”.

Quel che dovrebbe accadere, più che infiammarsi con chi il corpo lo usa per lavoro, bisognerebbe indignarsi quando l’attenzione mediatica sull’aspetto fisico, offusca altre caratteristiche più pertinenti. Scandalizzarsi laddove il riconoscimento di meriti (o demeriti) lavorativi, sportivi, politici, intellettuali viene annebbiato dalle cronache di topless in spiaggia, tailleur che calzano a pennello, scosciate involontarie.

Non stupisce che le critiche alla Vergara siano state mosse in stragrande maggioranza da donne, perché una donna di successo, attraente e consapevole di esserlo, muove nell’uomo il desiderio e nelle sue simili l’invidia.

Battersi per la parità intesa come vera uguaglianza sociale, economica e culturale è una battaglia sacrosanta, ma il passo tra l’essere attiviste a diventare bacchettone può essere breve.

E poi mi domando…a quante delle donne che hanno urlato allo scandalo, sarebbe piaciuto, sotto sotto, trovarsi su quel piedistallo?