“Il nostro è un Paese molto difficile, si è creato un dominio delle corporazioni, ognuna pensa di avere ragione e ce l’ha con le altre categorie. Ma se non stiamo insieme non ce la possiamo fare”. L’accusa arriva da Oscar Farinetti, patron di Eataly, ma richiama da vicino i continui attacchi di Matteo Renzi contro i “salotti buoni” e l’appello di Pier Carlo Padoan, suo ministro dell’Economia, alla Ue, perché “fornisca alle autorità nazionali strumenti per contrastare i gruppi di pressione che si oppongono alle riforme strutturali”. Tutti d’accordo, almeno a parole, ma scardinare quei salotti e quelle corporazioni sembra rimanere una missione impossibile. Forse anche perché a volte le dichiarazioni vanno di pari passo con il varo di provvedimenti che le contraddicono.

Farinetti, in visita allo store Eataly di Firenze i cui dipendenti il 30 agosto hanno organizzato il primo sciopero della storia della catenasi è detto convinto non solo che “le prime due o tre mosse di Renzi siano buone, in particolar modo quella degli 80 euro, che ritengo una manovra straordinaria, davvero di sinistra“, ma anche che “nei prossimi giorni” Renzi “presenterà le mosse più importanti da fare, che sono quelle di rilancio economico del paese”. Secondo l’imprenditore di Alba “il ragazzo, il presidente del Consiglio, si sta sbattendo, ci sta provando e ce la sta mettendo tutta. Sta pure cercando di restituire credibilità all’Italia in Europa”. 

Anche parlando della riforma del mercato del lavoro e dell’articolo 18 Farinetti ha “ripreso” le parole del premier: “Più che un falso problema è un non problema”, ha detto, “E io ho smesso di parlare dei non problemi, perché se continuiamo a perdere tempo a parlare dei non problemi poi non abbiamo più il tempo per dedicarci ai problemi”. Idem sui sacrifici, che “tutte le categorie devono fare” (anche gli statali, ha ricordato Renzi due giorni fa rispondendo alle polemiche sul blocco dei contratti), perché “siamo come una famiglia che spende più di quello che guadagna. Abbiamo più di duemila miliardi di debito“.

Dall’altro lato serve però “una politica di rilancio, che secondo me deve essere concentrata sull’export, che è la cosa più facile da fare per raddrizzare l’Italia”. Con “un piano di attività rivolte a raddoppiare l’export” si potrebbero “creare un sacco di posti di lavoro nuovi” e quindi “aumenteremo i consumi interni. Quello che mi aspetto dalla politica è che usi il suo strumento primordiale, la leva fiscale. Secondo me ci vorrebbe una potente riduzione fiscale generale sulle tasse alle imprese che aumentino le proprio esportazioni, in modo da far venire voglia alle aziende di esportare”.