Una striscia di Riviera Romagnola si è tinta di bianco e nero e, per una settimana, ha vestito i panni di capitale degli scacchi con la diciottesima edizione del Torneo internazionale di Cesenatico. Alcuni fra i migliori giocatori (Gran Maestri e Maestri Internazionali) e appassionati si sono dati appuntamento nella cittadina di mare per una manifestazione tra le più importanti in Italia, riconosciuta da Coni, Federazione internazionale degli scacchi (Fide) e Federazione scacchistica italiana (Fsi). Con oltre 180 giocatori, il torneo si è svolto alla scuola media “Dante Arfelli”. Gli scacchi sono uno sport in crescita anche in Italia: a livello mondiale, il numero degli iscritti alla Fide è inferiore solo al gioco del calcio e, nel nostro Paese, sono oltre 40.000 gli scritti alla Fsi, con altrettanti giocatori amatoriali. Proprio in questi giorni, oltreoceano, al torneo di Saint Louis, il 22enne italo-americano Fabiano Caruana, numero 2 al mondo, sta puntando dritto allo scettro di re degli scacchi. Il torneo di Cesenatico, insieme ad altri come Porto San Giorgio, Trieste, Amantea e Padova, è un campo di battaglia prestigioso. “Il movimento degli scacchi – spiega Alessio Valsecchi, bergamasco, classe 1992 e maestro internazionale da 3 anni, numero 20 nel ranking italiano – è in continua espansione, soprattutto grazie ad una politica accorta e moderna della Federazione”.

A Cesenatico, i tornei principali in programma sono stati l’open A, l’open B e l’under 16, a cui hanno partecipato giocatori provenienti da tutta Europa. Nel torneo principale, quello dei “big” e dal quale uscirà il vincitore assoluto, il favorito d’obbligo è il campione in carica croato e grande maestro, Bogdan Lalic. A contendergli la vittoria, tra i giocatori più accreditati i due maestri internazionali in cerca di riscatto dalla passata edizione, il tedesco Roeder Matthias, e il croato Mrdja Milan. La presenza degli italiani è stata più massiccia nel torneo B e nel torneo under 16 anni, creato per rispondere alla forte richiesta di partecipazione dei giovani appassionati di scacchi. Se, infatti, nell’immaginario comune, il giocatore di scacchi è raffigurato con le sembianze di un attempato signore dalla fronte corrucciata, non c’è niente di più lontano dalla realtà. “Oggi – puntualizza Alessio – sono tanti i giovani che si sono avvicinati agli scacchi e stanno diventando forti, basti pensare che circa un mese fa, in Norvegia, si sono tenute le Olimpiadi e l’Italia era rappresentata da quattro ragazzi giovani, due nati nell’89, uno nel 1990 e uno nel 1992. Io ho 22 anni ma non mi ritengo più una giovane promessa, quasi tutti i migliori giocatori nazionali sono giovani, la vecchia generazione è quasi scomparsa”.

Di origine indiana, il gioco degli scacchi è approdato in Europa nell’Alto Medioevo, passando in prima battuta da Spagna e Italia. Eppure, lo stivale sta riscoprendo la scacchiera in bianco e nero solo oggi, dopo averla lasciata per anni in soffitta. “Giocare a scacchi in Italia non è il massimo – ammette Alessio -. Ci sono Paesi europei molto più sviluppati in questo senso. Ultimamente, però, le cose stanno cambiando. Il presidente della federazione, Gianpietro Pagnoncelli, sta dando fondo a tutte le sue energie affinché il movimento cresca e gli scacchi diventino una realtà anche per noi. Complice del rinnovato entusiasmo è anche il nostro numero 1, Fabiano Caruana, che sta facendo cose incredibili. E’ diventato grande maestro a 14 anni e i risultati di questi giorni in America, con la vittoria anche sul campione del mondo, fanno scalpore”.

Alessio ha mosso le prime pedine quando aveva 5 anni, con l’aiuto del padre. Poi il circolo di scacchi di Bergamo, l’Excelsior, i primi risultati importanti ai tornei nazionali under 16, e la passione che lo ha fatto crescere, consentendogli anche di vincere tre scudetti della Serie Master, principale categoria del campionato italiano a squadre, nelle fila del Padova. Al netto dello status di “sport minore”, delle difficoltà italiane e dell’immagine di attività noiosa, adatta agli eccentrici o solo alle menti più geniali, giocare a scacchi è accessibile a tutti. Gli esperti, inoltre, affermano che sono un ottimo strumento per sviluppare doti di concentrazione e di riflessione: “I circoli sul nostro territorio non mancano – prosegue Alessio –. Anche in una città abbastanza piccola si può trovare un posto per giocare a scacchi e oggi è possibile studiare con un allenatore via internet. A volte, però, la mancanza d’informazione o di luoghi per praticare gli scacchi influiscono negativamente, così magari esistono talenti che non vengono mai a conoscenza della possibilità di giocare. L’idea è che, iniziando a fare lezioni nelle scuole e creando nuovi circoli, sempre più persone si avvicinino a questo gioco e lo sport venga riconosciuto”. Non esiste un modo per vincere la battaglia senza sacrificare un pezzo: Alessio lo ha imparato proprio dagli scacchi, un gioco che lui definisce “meritocratico” e dove la fortuna interviene molto poco. “Gli scacchi sono un gioco e uno sport – conclude –. I guadagni rispetto agli altri sport professionistici sono diversi, ma vivo da solo da due anni e grazie agli scacchi mi mantengo abbastanza bene. Giocare a scacchi significa essere in forma fisica, essere in grado di stare 4 o 5 ore seduti alla scacchiera e concentrati: è impegnativo e stressante dal punto di vista emotivo e nervoso. Ogni partita è un impegno notevole e, se un giorno ci si sente male, è difficile giocare. A volte, persino i grandi maestri possono sbagliare una mossa”.