Non ci saranno più i senatori a vita. Subentra un altro titolo e ruolo che, data la situazione politica italiana, non può finire. È “l’antiberlusconiano viscerale a vita”. Come tutti sanno, “viscerali” sono coloro che non hanno mai rinunciato a denunciare la collezione di reati di Berlusconi, oltre ai continui attentati alla Costituzione. Mossa imprudente, che molti hanno notato in tempo, predisponendosi sempre di più “al dialogo” e inserendo sempre più accenni cordiali. Ma per provare questa affermazione dovrò condurvi in uno strano gioco dell’oca.

Per esempio ogni mattina, oppure ogni sera di ogni giorno, Matteo Renzi, presidente del Consiglio e segretario del Pd, si incontra con Denis Verdini, un banchiere in bancarotta con qualche imputazione, però molto simpatico e di Firenze. Devono mettere a punto alcune cose, in piena intesa, come sanno fare loro, sia su questa o quella riforma. Sia sulle “nomine”. Ecco la zona calda, le nomine. Sono uno strano rito della nostra Repubblica. Si dividono in nomine dirette del governo ad enti o agenzie. E in liste blindate che, una volta formulate da uomini con il potere di Renzi e Verdini saranno inviate al Parlamento, e mitemente votate.

Si tratta di giudici della Corte costituzionale, o di membri del Csm, e di molte altre agenzie e Istituzioni. Non temete, non sto sopravvalutando il fenomeno che è sempre accaduto, in Italia. La ragione è che qui, adesso, stiamo parlando di qualcosa di nuovo. Le nomine avvengono in un periodo politico in cui il Partito democratico è in piena ebollizione di energia e iniziativa. E mentre Berlusconi, nel frattempo, non solo non più ha vinto le elezioni che lo avevano portato a governare e dominare per la maggior parte degli ultimi due decenni, ma è stato condannato in via definitiva a sei anni di reclusione (da scontare con opere di bene) per una grande truffa fiscale (dunque ai danni dello Stato).

Eppure fra il leader Pd e Berlusconi viene stipulato uno strano patto, detto “del Nazareno”, che produce alcune conseguenze. Eccole:
a) Berlusconi co-dirige il governo a causa di quel patto che lo lega a Renzi e, attraverso di lui, a ciò che resta della sinistra italiana;
b) Berlusconi non è capo di niente, eletto a nulla, trascina un partito disastrato. Ma gli viene riconosciuta pari dignità e pari autorità. Anzi, diciamo pure che, nelle condizioni descritte, la situazione non è di parità, ma di supervisione e controllo.
c) Berlusconi fa le nomine, nel senso che nessuna nomina può essere fatta che non sia sua o di suo gradimento.

Da questo punto cruciale discendono due conseguenze. La prima è che – qualunque cosa si pensi di Renzi, pregi e difetti – lo Stato si sta riplasmando a immagine e somiglianza di Berlusconi. Perché nessuna figura direttiva può comparire o scomparire senza la sua partecipazione, suggerimento o approvazione, e non si vede alcuna fessura da cui possa infiltrarsi un italiano diverso (fate conto Rodotà, per fare un esempio eccessivo ma efficace). La seconda conseguenza è che l’intero mondo delle nomine, dal giornalismo alle aziende, a cominciare dalle televisioni (chi dirige, chi conduce, chi partecipa) viene determinato restando rigorosamente dentro il recinto tracciato da Renzi e Verdini, a nome e per conto di Berlusconi.

Questo non vuol dire che Renzi non abbia o non possa avere i suoi preferiti. Li ha, e si vedono. L’importante è che adesso, o a suo tempo, abbiano detto e fatto la cosa giusta, ovvero tenersi ben lontani dal fenomeno detto (allora e adesso) “antiberlusconismo viscerale”.

Per meritarlo, fin dall’inizio del regime, bastava un riferimento inequivoco dei rapporti fra il capo del governo e la mafia. Ma a quel tempo nessuno sapeva che “l’antiberlusconismo viscerale” sarebbe diventato un titolo di esclusione a vita, perché si pensava che, prima o poi, Berlusconi sarebbe andato a casa o in prigione. E qui siamo alla scoperta più interessante e più nuova di alcune conseguenze del “Patto del Nazareno” che sarà difficile spiegare in futuro a quelli che non c’erano.

È per questo che vale la pena di soffermarci un momento sul sistema delle nomine. È qui che si capisce che è giusto ma anche immensamente prudente “essere come tutti”, cioè zitti, come insegna il libro-guida del nostro tempo, autore il bravo scrittore Francesco Piccolo, giustamente vincitore del Premio Strega. Esaminate con cura ogni curriculum di “nominati” nella serie Renzi-Verdini e trovatemi un gesto, un atto, una frase nella vita degli interessati, che sia stata di repulsione del regime, di rivelazione dell’atto illegale, di denuncia delle abituali dichiarazioni false e truffaldine. Poi cercatele nella Rai e in tutte le altre reti, a tutti i livelli. Infine esplorate l’albo di coloro che sono invitati ai talk show anche dieci volte in una settimana. Ma non escludete gli inviti alle feste dell’Unità (che si celebra allegramente senza Unità). E domandatevi se tutto ciò non avrà, per forza, un riverbero sull’intera vita sociale (dalle omesse citazioni dei nomi dei “viscerali” da articoli o libri su eventi che li riguardano, agli omessi inviti a ricordare e discutere fatti e ricorrenze di fatti a cui, nel tempo, sono stati protagonisti o testimoni).

Il punto è: non c’è e non potrà mai esserci un dopo Berlusconi. Infatti, insieme, ma un po’ al di sopra di Renzi e Verdini, Berlusconi governa e nomina, irrorando l’Italia di “gente come tutti”. Ovvero gente come lui. Ci invitano ad apprezzarli perché la guerra è finita. Non sentite che profumo di legalità?

Il Fatto Quotidiano, 7 settembre 2014