Il governo italiano entro il 10 settembre invierà ai peshmerga in Iraq diverse armi in parte dimesse dalle nostre forze armate e di provenienza da fondi di magazzino non più utilizzabili in ambito Nato. Il rischio è di alimentare ancora una volta il mercato nero visto che negli anni precedenti nell’area mediorientale la maggior parte delle armi sono sparite senza più essere rintracciate.
Il ministro della Difesa Pinotti per i curdi ha previsto l’invio di 500 mitragliatrici MG 42/59, 100 mitragliatrici 12.7, 250mila munizioni per ciascuna delle due tipologie di armi (materiale nazionale), 1.000 razzi rpg 7, 1.000 razzi rpg 9 e 400mila munizioni per mitragliatrici di fabbricazione sovietica. Si parla di una copertura finanziaria di circa 1,9 milioni di euro. Cifra di poco conto se pensiamo alle nostre concessioni armiere nel 2013 in Medio Oriente ad Arabia Saudita (296 milioni) ed Emirati Arabi (95 milioni).

La mitragliatrice pesante Browning M2 12,7 millimetri soprannominata “Ma Deuce” dai militari che la utilizzano è un’arma pesante. Progettata inizialmente come arma per aeroplani fu dapprima selezionata per la fanteria. Nel 1932 al progetto originario furono apportate piccole modifiche come la canna bucata per migliorare il raffreddamento della stessa che portarono alla ridefinizione dell’arma come M2. La mitragliatrice Beretta MG 42/59 invece è una variante italiana della MG3 della Bundeswehr, a sua volta una copia ricalibrata della MG 42 del tedesca della seconda guerra mondiale. L’arma, prodotta su licenza dalla Beretta, con parti prodotte dalla Whitehead Motofides e dalla Franchi, è denominata MG 42/59 dall’anno della sua introduzione in servizio, il 1959. Il problema è che una parte di queste armi proviene da un lotto di armamenti di fabbricazione sovietica sequestrati al trafficante Zhukov e tenuti per anni nascosti nelle riserve dell’isola sarda della Maddalena. Un colossale arsenale di missili, razzi, munizioni e kalashnikov sequestrato nel 1994 al cargo Jadran Express, bloccato nel canale di Otranto nell’ambito dell’embargo Onu alla ex-Yugoslavia.

Queste armi, come prevede una sentenza del Tribunale di Torino del 2006 mai resa operativa, andavano distrutte. Inoltre come ricorda Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa, una parte di queste armi sequestrate sarebbe stata inviata già nel 2011 agli insorti di Bengasi in Libia. Il premier Renzi di fonte alla sentenza del Tribunale ha preferito avvalersi di una legge la numero 108 del 2009 in cui all’articolo 5 si dice che: “le armi, le munizioni, gli esplosivi e gli altri materiali di interesse militare sequestrati e acquisiti dallo Stato a seguito di provvedimento definitivo di confisca dell’autorità giudiziaria possono essere assegnati al Ministero della difesa per finalità istituzionali, con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri della difesa e dell’economia e delle finanze”.

Pare proprio che la legge sia stata creata ad hoc proprio per evitare l’imbarazzo della mancata presa di coscienza della sentenza precedente che disinteressò all’epoca sia il centrodestra che il centrosinistra.