Fare con i corrotti quello che è stato fatto con i mafiosi: cacciarli da Confindustria. Obiettivo? Dare il via a una “battaglia culturale” perché “se passa l’idea che la lotta alla corruzione può essere conveniente c’è la speranza di ottenere qualche risultato”. Parola di Raffaele Cantone, che dal forum Ambrosetti di Cernobbio ha indicato la sua ricetta per sconfiggere uno dei punti oscuri che rischia di impedire la ripresa economica del paese. Questo da un lato. Perché dall’altro il messaggio del presidente dell’Autorità anticorruzione altro non è che una richiesta di assunzione di responsabilità, se non propio una sfida, nei confronti dell’associazione degli industriali. Il paragone di Cantone, del resto, si basa su ciò che è stato già fatto da Confindustria Sicilia, che ha deciso di espellere dall’organizzazione chi è vicino alla criminalità organizzata. “A livello legislativo è stato fatto abbastanza. Ovviamente sono convinto che ci sia bisogno di interventi con altre norme sul falso in bilancio, sull’autoriciclaggio e sulla prescrizione” ha detto il magistrato ai giornalisti, arrivando a Cernobbio. Una lotta, quella alla corruzione, che per Cantone si vince in tre mosse: prevenzione, repressione, ma anche ‘battaglia culturale’.

Video di Francesca Martelli

Un’iniziativa, quella della cacciata dai corrotti da Confindustria, che a fine maggio era stata in un certo senso annunciata dal numero uno degli industriali. Giorgio Squinzi, infatti, parlando delle vicende giudiziarie che in quei giorni avevano investito l’Expo 2015 di Milano, aveva usato parole chiare: “Chi corrompe fa male alla comunità e al mercato, grave danno alla concorrenza e ai suoi colleghi. Queste persone non possono stare in Confindustria”. La ricetta di Squinzi, però, era diversa da quella di Cantone: inutili nuove leggi o poteri speciali, perché “per combatterla – aveva assicurato – serve abbattere il muro della complicazione, allargare gli spazi di mercato, ridurre tempi e arbitrio della burocrazia”.