Partigiano, Patriota, Antifascista. La crocetta della tessera dell’Anpi l’hanno messa sull’ultima casella delle tre disponibili. L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia per continuare le caselle del padre. Forse la sorella o la nipote, o entrambe per solidarietà acquisita. Hanno mandato la tessera del settantesimo della resistenza e e della liberazione. Parole difficili e tuttavia di rara decenza. Quella dei partigiani è stata una delle resistenze possibili. Nè l’unica nè la migliore. Solo quella di un padre che a 18 anni ha fatto la scelta della ribellione al nazi-fascismo. E’ scappato sulle montagne dell’appennino ligure-emiliano. Era andato disarmato e poi tornato senza armi da esibire o da nascondere. Con un fazzoletto mai più usato da allora e un pettine di fabbricazione artigianale contro i pidocchi. Negli occhi una decenza mai abbandonata.

Ci ha creduto anche dopo. Quando tutto diventa più difficile col tempo e con i tradimenti dei compagni di ventura. Trova lavoro senza raccomandazione in una fabbrica di mattoni dell’entroterra di Sestri Levante. La ricostruzione dopo la guerra e i mattoni che sanno di argilla colorata al fuoco delle fornaci. Così era infatti chiamata la fabbrica. La fornace che cuoceva i mattoni e le mani degli operai. Era diventato delegato di base della Filca-Cisl, quella dei laterizi di una volta. Le pile di mattoni e quelle fatte di materiale refrattario. Tornava a casa con le mani tagliate dai mattoni bruciati dal fuoco. Non c’erano guanti e neppure vestiti o scarpe contro gli infortuni. Chi sveniva per il calore del forno era svegliato con secchi d’acqua. Le lotte erano operaie, partigiane, patriottiche e soprattutto antifasciste. Nel sindacato di quel tempo c’era decenza.

Comprava abbastanza spesso un giornale ormai virtuale. Il Lavoro Nuovo si chiamava. Quello che sarà col tempo solo denaro o merce in contanti. La Gazzetta era quella del lunedì coi risultati sportivi del campionato. Non si giocava nè il sabato, né la domenica a mezzogiorno. Talvolta in settimana per le Coppe. La vita non era ancora diventata un finto divertimento. La notte era per riposare il corpo e per concepire futuro. Era solida come i mattoni dopo la cottura. Leggeva anche occasionalmente Conquiste del lavoro. Che sono andate smarrendosi tra i muri di cinta del capitalismo osceno del tempo. Il settantesimo di quanto rimane di quel mondo povero e decente, la resistenza. Settant’anni dopo è in esilio da qualche parte. Fa turismo di massa e predilige mete esotiche. La liberazione arriva dal mare. La portano coloro che per decenza scappano dalla guerra.

Il figlio di questo padre ha la tessera dell’Anpi. E’ arrivata da casa in una busta coi saluti e l’ecografia della nipote che aspetta il primo figlio. Il figlio porta la tessera del padre partigiano per decenza. La crocetta è sulla casella dell’antifascista. Le prime due dicono partigiano e patriota. Lo smarrimento della memoria è la condizione delle indecenze. Le parole dimenticate, trafugate, vendute e derise. Governi di unità nazionale e fedeli sudditi della dittatura democratica imperante. Anche in Niger il governo è di unità nazionale. E’ stato fatto per clonare più facilmente i poveri. L’aereo presidenziale di 24 posti costa 30 milioni di euro. L’hanno battezzato Monte Gréboun, il secondo per altezza delle catene montuose del Niger. Con 4 serbatoi che permetteranno voli senza limiti. Di montagna in montagna. Quelle decenti della liberazione e quelle ciniche della politica.

Il presidente dell’Assemblea Nazionale del Niger è scappato. Seconda autorità politica del Niger si trova in Francia oppure a Singapore. Macchinazioni politiche, accuse di traffici di neonati, regolamenti di conti, l’indecenza è al potere del Niger. A qualche decennio dall’indipendenza il delitto è quasi perfetto. Anni di aiuti finanziari, piani di sviluppo, istituzioni internazionali di controllo del sistema. Una fiera delle vanità che ha smarrito la decenza del rispetto dovuto alla povertà. Il figlio del padre forse è l’unico nel paese ad avere la tessera dell’Anpi. Della Resistenza e della Liberazione. Settant’anni e una piccola croce messa sulla casella antifascista. Forse è ancora poco per i tempi e le armi che corrono. Il figlio del padre per decenza si trova sull’altra montagna. La resistenza della liberazione continua con una piccola croce e un no.