Tutto cominciò così“. E Guido Lembo, l’ugola più famosa del Mediterraneo, icona di un’ammuina cantereccia che alla taverna ‘Anema ‘e core’ fa perdere l’aplomb ai potenti di mezzo mondo, si racconta in un libro a Serena Papini che, però, prima di questa avventura, Capri l’aveva vista solo in cartolina.

Guido, in pieno ambaradan festaiolo fino alle 3 di notte, alle 6 del mattino è già in gozzo a pescare alici e pezzogne. Lui non dimentica di essere figlio di pescatore, rimane la sua essenza più verace. E nella prefazione del memoir, “Tutto cominciò così”, Diego Della Valle scrive che al di là del glamour del personaggio, quello che gli è sempre piaciuto di Guido è lo spirito dell’uomo di paese, dai valori solidi. Basta uno sguardo per capirci tra di noi che le tradizioni ce le portiamo dentro…”.

Intanto ‘Anema ‘e core’ diventa un appuntamento istituzionale e Guido canta tammurriate, pizziche, tarante e tarantelle con Domenico Modugno e Luciano Pavarotti, Mariah Carey e Beyoncé, ma non si monta la testa. Lustrini e ‘bling bling’ non lo hanno mai tentato e d’inverno preferisce rimanersene a Capri, regina di rocce, nel suo vestito color giglio e amaranto sono vissuto, come scrive Pablo Neruda.

E pochi sanno che quando qualche anno fa Guido si ammalò di tumore, Diego Della Valle se lo chiamò a Milano e lo affidò alle migliori cure. Guido ha combattuto la malattia come un leone. E quando la brutta bestia ricomparve all’occhio due anni fa, è stato Diego, ancora una volta, a dargli coraggio. Ma Guido, come il maestrale, non si abbatte mai.

Tu chiamale, se vuoi, sinergie. Estemporanee e spontanee. Come quella fra Peppino di Capri, Mogol, compositore e paroliere di Lucio Battisti, e Paolo Fiorillo, imprenditore multisensoriale, se così si può dire, con crescente passione canterina. Metti una sera a cena (ma non sotto una luna caprese che occhieggia i Faraglioni), vino rosso e amatriciana nel giardino della moglie di Mogol affacciato su Colle Romano.
“Mogol è stanziale, non si muove dal suo Cet, laboratorio e fucina di talenti musicali, in terra umbra – ricorda Fiorillo – Peppino è pigro. Li ho portati di peso e li ho fatti incontrare a metà strada”. E così alle 1500 canzoni scritte da Mogol si aggiunge pure l’inno di Capri, in chiave pop. Refrain orecchiabile e buon ritmo: “Già tutta l’isola canticchia la Capri Song”, e Fiorillo se la cantarella mentre infila una fragranza muschiata in una boccetta di profumo. Ed ecco il “Capri musk”.

Dai, vestiamoci di bianco per la festa di nozze di Caterina Balivo al beach restaurant ‘Il Riccio’, una stella Michelin (a due bracciate di nuoto dalla grotta Azzurra). La sposa era bellissima di pizzi vintage vestita, ma ancora più bella era la testimone Ilaria Spada che con l’intellettuale e anti divo Kim Rossi Stuart fanno un po’ Jolie-Pitt del nostro cinema, senza la nidiata di figli. Anche loro in fase di collaudo: prima convivo, faccio un figlio e poi, magari, ti sposo.

Dai, rivestiamoci di bianco. Così vuole il diktat del diner en blanc, il flash mob che da Parigi sbarca anche da noi. La location dell’appuntamento clandestino deve rimanere segretissimo fino all’ultimo. Dopo Milano e Torino, l’appuntamento della cena delle meraviglie, dress code in bianco, e allestimento di tavoli, tutto rigorosamente immacolato, è fissato domani sabato 6 settembre sullo Scalone monumentale di Montesanto a Napoli. Nel cuore del Quartiere Intelligente lo ha voluto la sua ideatrice Cristina Di Stasio. L’importante è gozzovigliare, ma con asettico spirito da intellettuale.
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