La politica monetaria fa solo “guadagnare tempo”, ma non risolve nulla se i governi non fanno le riforme strutturali. E l’esecutivo italiano, in particolare, deve sbrigarsi ad approvare quella del mercato del lavoro. A ribadirlo, dopo un monito analogo, anche se più generico, arrivato giovedì da Mario Draghi, è Peter Praet, membro dell’executive board e chief economist della Banca centrale europea. Praet ha parlato con i giornalisti al Workshop Ambrosetti in corso a Cernobbio, appuntamento snobbato dal premier Matteo Renzi ma al quale tra sabato e domenica parteciperanno quasi tutti i suoi ministri. 

“E’ un bene che il governo stia individuando le priorità, non si può fare tutto in una volta”, ha detto Praet. “E’ necessario concentrarsi sulle riforme che hanno il maggiore impatto sull’economia, è un qualcosa che Pier Carlo Padoan conosce molto bene”. “Le riforme, ed in primo luogo quella del mercato del lavoro, sono importanti, il problema è come al solito il sostegno politico, dobbiamo essere in grado di dare forza all’impegno per le riforme da parte dei governi”. Quanto alle decisioni prese dal Consiglio direttivo dell’Eurotower, che ha tagliato ancora i tassi di interesse e annunciato l’avvio delle nuove aste di liquidità per le banche e dell’acquisto di titoli cartolarizzati, l’economista ha chiarito che non si tratta di panacee per tutti i mali: “Abbiamo chiarito che la politica monetaria può far guadagnare tempo, ma non può risolvere i problemi strutturali delle nostre società”. “Quando si fanno le riforme”, ha spiegato Praet, “c’è un periodo iniziale di incertezza, poi le cose vanno meglio più avanti. Mario Draghi in merito ha lanciato il dibattito a Jackson Hole, questo è un caso in cui si deve supportare la domanda facendolo insieme alle riforme strutturali. Il problema sono i tempi, se supporti la domanda e le riforme poi non arrivano”.

I componenti del board sono stati “unanimi nel riconoscere che i segnali ricevuti dagli ultimi dati” macroeconomici relativi all’Eurozona, in particolare quelli sul Pil di Italia e Francia, “sono motivo di preoccupazione“, ha rivelato Praet. “Ora i dati mostrano il rischio di una decrescita“, “stiamo perdendo il ‘momentum’ e questo avviene ai primi passi della ripresa”, ha proseguito. Ci sono poi i rischi geopolitici, che frenano gli investimenti, e in “questo scenario non puoi farti trovare spiazzato”. “Ecco perché bisognava agire”. Nonostante questo ci sono stati, durante il direttivo, “diversi gradi di preoccupazione, sulla tempistica dell’azione e sulla sua portata. Alcuni sostenevano che avremmo dovuto aspettare un po’ di più, ma direi che la dichiarazione finale ha ricevuto un sostegno molto buono”.