Anche i dipendenti pubblici che ricevono il bonus di 80 euro vedono la busta paga alleggerirsi di una percentuale non trascurabile: in media il 4,1% l’anno. Contro un impatto del 9% per chi, avendo buste paga superiori ai 26mila euro annui, non ha diritto allo sgravio Irpef. A calcolarlo è il Sole 24 Ore, che ha stimato il costo effettivo della proroga del blocco degli stipendi per l’intero 2015 annunciata dal ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia. Il risultato evidenzia come il bonus per i redditi bassi, che secondo il ministro, il suo sottosegretario Angelo Rughetti e il viceministro all’Economia Enrico Morando compensa almeno in parte la perdita effettiva, non basti per recuperare i mancati introiti accumulati dal 2010. Anno in cui il governo Berlusconi ha disposto il primo congelamento, successivamente sempre prorogato. Dal confronto tra la retribuzione netta effettiva e quella che gli statali avrebbero ricevuto in presenza dei rinnovi contrattuali (con relativi aumenti stabiliti in base all’Indice dei prezzi al consumo calcolato dall’Istat) emerge che la perdita annua cumulata va da poco più di 2mila euro a oltre 10mila.

Un impiegato che senza il blocco avrebbe guadagnato quest’anno poco più di 27mila euro e nel 2015 27.343 euro ne vedrà invece arrivare effettivamente sul conto corrente 25.257. I dirigenti di prima fascia delle agenzie fiscali perdono invece oltre 10mila euro rispetto agli oltre 118mila cui avrebbero avuto diritto nel 2015 con i rinnovi. Per i medici la perdita complessiva è di 4.026 euro (la busta paga si ferma a 46.156 euro l’anno mentre con il rinnovo sarebbe stata di 50.182), per i dirigenti di seconda fascia dei ministeri supera i 4.600.

Quanto all’impatto del bonus, per chi ne ha diritto, i 960 euro annui permettono di recuperare una parte delle risorse lasciate sul terreno nei cinque anni di blocco ma non riescono comunque a portare lo stipendio al livello che avrebbe raggiunto con i (mancati) scatti contrattuali. Per esempio, calcola il Sole, una busta paga di poco più di 17mila euro nel 2010 sarebbe salita quest’anno, con i rinnovi, a 18.600. E il prossimo a 18.800. Il bonus ne mette in tasca, appunto, 960, ma la perdita complessiva tra 2010 e 2015 ammonta a 1.600. L’effetto netto, dunque, è comunque una perdita di oltre 700 euro.