Quando il M5S in commissione di Vigilanza ha chiesto le dimissioni del direttore del Tg1 Orfeo e di due giornalisti della testata, rei di aver disinformato su Di Battista e il terrorismo, i media lo hanno accostato all’editto bulgaro, dimenticando le conseguenze che l’editto di Berlusconi portò alla libertà d’informazione nel paese. Paragone assurdo, infatti è trascorsa una settimana e non se ne parla più. Gubitosi e Tarantola non sono Saccà e Baldassarre, esecutori dell’ordine dell’ex Cavaliere nei confronti di Biagi, Santoro, Luttazzi e delle loro redazioni con la complicità dei direttori di rete a partire da Del Noce, allora a capo di Rai 1. È stata l’ennesima boutade di Grillo sulla Rai che, come al solito, porta a nulla, come la protesta contro i programmi dati in appalto, sotto la pioggia, di fronte al cavallo di viale Mazzini.

A distanza di mesi cos’è cambiato? Questo è il limite del Movimento nei confronti di un settore che andrebbe completamente riformato per la salute della democrazia. Nella realtà questa tv, tanto criticata, va bene a Grillo esattamente come a Renzi, la troupe del tg è sempre garantita e quando uno di loro vuole andare in un programma le porte sono aperte. La riforma del sistema radiotelevisivo, uno dei punti annunciati in campagna elettorale, si è persa per strada. Per Grillo e Casaleggio esiste solo la Rete, dimenticando che in Italia è a disposizione del 50% delle famiglie. Il Movimento non fa trattative, non vota, lasciando alla maggioranza le decisioni, come sta accadendo sulla riforma tv, il governo in gran segreto ci sta lavorando e le uniche proposte arrivano dalle associazioni.

Il Movimento è critico nei confronti dell’informazione e cosa inventa? Il giornalista del giorno, poi il giornalista dell’anno, una inutile lista di proscrizione, tanto per fare due risate tra gli amici del Blog di Grillo, scimmiottando quella fatta da Gasparri a Telelombardia ben più efficace: un po’ alla volta dalla Rai sparirono tutti i citati. Mi spiace scrivere questo, perché nella squadra di Grillo ci sono persone competenti che, quando decidono di impegnarsi, raggiungono l’obiettivo, come, ad esempio, impedendo alla Rai di siglare un contratto di tre anni con Cl sul Meeting di Rimini, facendo risparmiare 700 mila euro ai cittadini. Questo è il momento in cui bisogna sporcarsi le mani. Per vincere la lottizzazione e avere direttori indipendenti non basta scriverlo in Rete, bisogna cambiare le regole del gioco e soprattutto dare alla Rai un cda indipendente dai partiti.

Il Fatto Quotidiano, 3 settembre 2014