Nato nella città un tempo considerata “la Seattle d’Italia”, Catania, per il suo ricchissimo fermento culturale e artistico, Gill nome d’arte di Gianluca Gilletti, è uno che scava in profondità per offrire una disarmante istantanea del suo universo di uomo di provincia, ma dalle velleità cosmopolite. All’inizio, probabilmente, è stata soprattutto la voglia di irriverenza, accompagnata al bisogno di sbeffeggiare l’autorità o di infrangere i tabù. Poi i pensieri e le parole sono confluiti in questo Chi ha ucciso Luigi Tenco?, un disco complesso simile a un enigma. Anzi, afferma il cantautore, “potrebbe essere considerato come il primo atto di una Tragedia e non si  esclude che la Tragedia, un po’ più in là, possa trasformarsi in Commedia”. La scelta lampante è il “citazionismo”,  cifra programmatica volta a evidenziare un contesto “storico-sociologico” un po’ come si usa fare con i saggi di approfondimento. Piero Ciampi, Luigi Tenco, Giovanni Lindo Ferretti, Giacomo Leopardi, Cletto Arrighi e Stefano Benni sono alcuni dei personaggi che popolano questo disco, “amici immaginari incontrati per caso, citati per caso”.

Dall’oscurità della solitudine alla mafia, dalle aberrazioni del web alle urne elettorali, Gill comunica una semplice verità: l’atto del vedere non dipende dall’occhio, ma dalla chiarezza della coscienza. E per la maggior parte del tempo gli occhi non vedono nulla. L’album affronta argomenti spinosi e di difficile trattazione, portando in rassegna suggestioni di un viaggio ideale nella cronaca e in se stessi. Il viaggio inizia con la solitudine che crea l’innamoramento, poi l’amore si consuma e si trasforma in lamento, che poi diventa universale affacciandosi sul mondo. Quel piccolo mondo che abbiamo davanti. 

Nel disco c’è una quarta di copertina (come nei libri) che cerca di spiegare la scelta del titolo: “Non è più tempo di poesia onesta o di Canzonieri, la parola amor non può più fare rima con fior… (Ma con Youporn) rassegnati. Tutto il resto è futuro… i postumi saranno i primi! Mica sono pazzo a ficcarmi una pallottola in testa così per niente! Il mio è stato un gesto rivoluzionario, un messaggio artistico, un atto d’amore nei confronti della canzone. Per esempio alla festa che organizzano ogni anno in mio onore (solo per via della suddetta pallottola) dovrebbe essere vietato l’ingresso ai signori discografici, almeno a quelli finti abbronzati o troppo tatuati. Vedrai, vedrai, vedrai che cambierà… per esempio… in questa canzone… quando dico: ‘Sì, lo so che questa non è certo la vita che ho sognato un giorno per noi’, non sto rivolgendomi a nessuna donna gentile, no! Vi ho ingannato tutti! Stupidi sto parlando con lei: la musica ho sentito dire delle visualizzazioni e dei mi piace… ho visto anche Sanremo… altro che pallottola in testa, fossi stato in te io oggi… avrei fatto una strage”.