In Medio Oriente si sta diffondendo un nuovo fenomeno che promette di diventare virale: #BurnIsisFlagChallenge, una catena che, imitando il tormentone Ice Bucket Challenge, invita tutti a bruciare una bandiera dell’Isis. Come riporta il sito americano Mother Jones, la campagna di sensibilizzazione contro la violenza dello Stato Islamico ha già riscosso migliaia di adesioni. Una catena destinata a diffondersi in tutta l’area mediorientale e non solo, con centinaia di persone che stanno già diffondendo video e foto delle loro adesioni sui social network. Intanto, nel nord dell’Iraqi fondamentalisti hanno sequestrato 50 persone che hanno dato fuoco a una bandiera e a una postazione militare dei miliziani. 

L’idea è nata sabato, quando 3 ragazzi libanesi sono scesi in strada per protestare contro le azioni compiute dagli uomini del califfo, Abu Bakr al-Baghdadi, la decapitazione di un sergente dell’esercito libanese e il rapimento di 20 militari libanesi. I ragazzi, dopo la protesta, si sono ripresi mentre bruciavano la bandiera dello Stato Islamico, invitando tutte le persone a ripetere il gesto in segno di solidarietà contro le popolazioni colpite dalla violenza jihadista: “Io nomino il mondo intero – si sente nel video – per il #BurnIsisFlagChallenge, avete 24 ore di tempo”. Il video ha fatto in poco tempo il giro del web, oltrepassando presto i confini mediorientali e arrivando in Europa e negli Stati Uniti, dove sta iniziando a riscuotere le prime adesioni. Intanto, nel nord dell’Iraq 50 persone sono state sequestrate dai miliziani dopo aver bruciato una bandiera dell’Isis e una loro postazione militare. Non è confermato, però, che il gesto dei cittadini iracheni fosse collegato all’iniziativa dei tre ragazzi libanesi.

Il ministro della Giustizia libanese, Ashraf Rifi, ha manifestato il suo dissenso nei confronti dell’iniziativa. Bruciare la bandiera dell’Isis, a suo dire, vuol dire non solo schierarsi contro gli jihadisti di al-Baghdadi, ma distruggere un simbolo dell’Islam. Sulla bandiera, infatti, si legge in arabo “non c’è altro dio all’infuori di Dio (Allah) e Maometto è il suo profeta”, la frase con cui si aprono tutte le preghiere musulmane. Altri esponenti politici o della società civile libanese, invece, hanno difeso l’iniziativa dei tre ragazzi, ritenendola un bel gesto di vicinanza a chi sta soffrendo a causa della violenza dello Stato Islamico.