L’assistente sessuale è un’attività che in Paesi come Germania, Olanda, Danimarca, Austria, Svizzera esiste già da tempo. Un’inchiesta di Repubblica mette in luce una problematica che per anni è esistita e che oggi, forse, trova risoluzione anche nel nostro Paese. “Vivere la propria sessualità è un’esigenza naturale e giusta e vale per chiunque: disabili e non. È per questa ragione che chi vive con un handicap, sia esso fisico o psichico, deve poter rivolgersi a un assistente sessuale che lo aiuti a esprimere questo bisogno, accompagnandolo nella scoperta della propria intimità e nel caso di impossibilità, sostituendosi a lui nella masturbazione”.

Lorenzo Fumagalli lavora in Svizzera, dove da diversi anni ed è un assistente sessuale. “Quello che faccio con chi mi contatta  –  spiega Lorenzo – è iniziare un percorso che coinvolge non solo loro, ma anche chi li assiste ogni giorno”. La prestazione ha un costo di circa 100 euro. “Ricevo molte richieste dal nostro Paese ma alla fine molti disdicono per le difficoltà legate agli spostamenti. Ecco perché è utile che anche da noi si affronti questo tema e si arrivi a una soluzione concreta”.

In Italia è stato compiuto recentemente un primo passo: la proposta di un disegno di legge che ha avuto come primo firmatario il senatore Sergio Lo Giudice del Pd

Ileana Argentin, deputata Pd e attivista per la battaglia dei diritti dei disabili dichiara: “Credo sia necessario garantire la possibilità di esprimere se stessi a 360 gradi e la sessualità fa parte della personalità di ognuno. Un operatore che agisce sulla sfera sessuale garantisce la piena espressione del soggetto con handicap, che altrimenti non avrebbe altro modo per farlo”. 

Allo stato attuale molte famiglie vengono lasciate sole e non esiste nessuna forma di supporto psicologico. “Quello della sessualità – prosegue la parlamentare democratica – è un argomento che va rilanciato, perché abbatte una barriera culturale ed è necessario per garantire l’autonomia e la piena integrazione del soggetto disabile”.

Riflettendo sull’argomento ho pensato alla scena del film Quasi amici dove il protagonista rimasto paralizzato dal collo in giù per un incidente, si eccita grazie ad un massaggio alle orecchie. Scopro che  la capacità di scoprire nuovi modi di raggiungere il piacere sessuale, oltre i limiti imposti della disabilità è denominata “sexability“. A Toronto la sexability è promossa all’interno di istituti specializzati come The Anne Johnston Healt Station e fa parte della riabilitazione dei pazienti che hanno subito danni permanenti. Negli Stati Uniti il sex counselor è una figura riconosciuta dall’Aasect (American association of sexuality educators counselors and therapist), e il suo compito è proprio quello di sviluppare le potenzialità nascoste del paziente.

In Italia questa figura ancora non è riconosciuta legalmente, ma esistono dei corsi che prenderanno il via in autunno a Bologna e Firenze. Tra i promotori dell’iniziativa Maximiliano Ulivieri ideatore di loveability.it e di altri siti che affrontano le problematiche legate alla disabilità, e lo psicologo Fabrizio Quattrini. Il corso, nel quale si cercherà di approfondire anche la sfera emozionale, sarà tenuto da sessuologi, psicologi e medici, con la collaborazione di professionisti che già svolgono questa attività all’estero. Non è assolutamente previsto un inserimento nel sistema sanitario nazionale, né l’iscrizione ad un albo o il riconoscimento della professione dell’assistente sessuale quale attività specifica. Un primo passo per sconfiggere pudori e pregiudizi, un primo passo per sfidare tabù profondi e tutte quelle problematiche che si rifanno all’etica e alla morale. Il sesso è un diritto di tutti.