All’Italia serve una buona scuola, come dice Matteo Renzi, ma servono anche i fatti, rispondono le organizzazioni sindacali, i presidi e i genitori. Le linee guida presentate dal premier sul sito passodopopasso.it non hanno conquistato gli addetti ai lavori. Non è bastato annunciare la stabilizzazione di 150mila precari con l’annullamento delle graduatorie ad esaurimento e nemmeno l’assunzione per concorso dal 2016 di 40mila giovani. E’ servito a poco promettere una progressione di carriera legata al merito, snocciolando un sistema di scatti basato sulla maturazione di crediti dettati dalle competenze e dalle valutazioni delle scuole. Le 136 pagine con tanto di allegati e ringraziamenti, non hanno accontentato chi si aspettava tempi certi sui decreti legge, cifre esatte sulle coperture finanziare.

Mimmo Pantaleo, segretario nazionale della Flc Cgil, non butta via tutto ma solleva alcune questioni che daranno filo da torcere al premier: “Ci sono aspetti positivi da mettere in evidenza: penso al tema della stabilizzazione dei precari, al nuovo sistema di reclutamento ma alcune parti hanno bisogno di una discussione. Vogliamo parlare per esempio di quest’idea tutta meritocatica che avanza con un sistema estremamente farraginoso? Il tutto va fatto all’interno del rinnovo del contratto. Discutibile è anche l’intervento dei privati all’interno della scuola: il rapporto con il mondo economico serve ma arrivare a pensare ai processi didattici e formativi con le imprese mi sembra esagerato. Questa riforma è tutta schiacciata sul lavoro e sull’impresa. Noi metteremo in campo le nostre proposte ma sulla partita degli scatti non si discute: va vista all’interno del rinnovo dei contratti altrimenti siamo pronti alla mobilitazione”. Pantaleo non dimentica il mondo dei collaboratori scolastici: “Va detto che in queste linee guida del personale Ata si parla poco. Eppure – sottolinea il segretario della Flc – la scuola funziona se ci sono i bidelli, i dirigenti amministrativi, le segreterie”.

Ancor più critico Piero Bernocchi, Cobas scuola: “Renzi non batte Berlusconi, ha l’abilità d’inventarsi cose e non farle. Siamo di fronte a promesse annunciate oggi che domani potrebbero essere smentite dal ministro dell’economia. Renzi non è andato oltre gli annunci: se avesse voluto mettere la riforma della scuola sul piano dei fatti avrebbe dovuto convocare il Consiglio dei Ministri e decidere con atti precisi. Di cosa stiamo parlando? Di centotrenta pagine messe su un sito. Servono provvedimenti, disegni di legge perché dovrei prendere sul serio il premier?”. Bernocchi è preoccupato anche del fatto che i dirigenti potranno assumere direttamente il personale.

Primo giorno di lezione con sciopero per Unicobas scuola, che il 17 settembre ha organizzato anche una manifestazione sotto il ministero dell’Istruzione. “Il progetto Renzi-Giannini è inaccettabile – commenta il segretario nazionale Stefano d’Errico – Vogliamo prendere posizione contro la schizofrenia del governo, fatta di annunci disattesi e proposte irricevibili” che portano solo alla “dequalificazione” della professione dell’insegnate. “Un progetto – continua d’Errico – che vuole fare della scuola pubblica una copia dei diplomifici privati”. Rispetto al merito, ad esempio, secondo Unicobas “Renzi parla di ‘premiare l’impegno’ e di ‘carriera dei docenti’, ma in realtà di tratta di assunzioni dirette di insegnati e personale Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari, ndr) da parte dei dirigenti scolastici, proprio come negli istituti privati”.

A non fidarsi di Renzi è anche Mario Rusconi, vice presidente nazionale dell’Associazione presidi e consulente del Miur: “Per quanto riguarda la valutazione dei professori non abbiamo ancora ben capito se avverrà sulla base del carico di lavoro maggiore che faranno o ci sarà un vero e proprio sistema che valuterà le loro performance. Legare i livelli di carriera al merito è positivo così come lo sono altri aspetti di queste linee guida ma abbiamo un timore: si parla di queste cose da vent’anni. Rischiano di essere di nuovo delle indicazioni che non verranno concretizzate nei contratti di lavoro”. Promosso il premier per quanto riguarda la formazione: “E’ dal 1997 che gli insegnanti non hanno l’obbligo di farla, è ora di cambiare. Ma il Governo avrà la forza di superare le mille lobby che orbitano attorno alla scuola? Sarà in grado di fare i decreti attuativi che servono?”.

A bocciare l’inquilino di palazzo Chigi con una battuta è, invece, il presidente dell’Associazione genitori italiani, Fabrizio Azzolini: “Renzi è ricco di buona volontà ma ho la sensazione che non ha frequentato in maniera partecipativa gli organi colleggiali della scuola dei suoi figli”. Un richiamo all’assenza nelle linee guida di un processo di rivoluzione dei consigli di classe e d’istituto: “Il premier deve capire che la scuola è fornata dalla famiglia, dagli insegnanti e dagli alunni non solo dagli ultimi due. Renzi parla di patto educativo, noi aggiungiamo una parola: corresponsabilità”.

Aggiornato da Redazione web alle 19.06