Matteo Richetti, candidato alle primarie del Pd per la corsa alla Regione, dopo appena una settimana dall’annuncio della sua candidatura, sbotta e attacca l’establishment del Pd emiliano-romagnolo: “Stanno con Bonaccini a prescindere” si sfoga dai microfoni di Radio Città del Capo. “Prendo atto – denuncia -, come prendono atto tutti, che in queste ore tutto il gruppo dirigente del partito si sta oggettivamente compattando e a me dispiace perché noi abbiamo messo in campo alcune proposte, abbiamo parlato di sanità, di innovazione, di imprese, di formazione e di welfare. Bonaccini presenterà le sue nei prossimi giorni e prima ancora che possa esserci un confronto di idee c’è già un posizionamento preventivo”. Delusi anche i suoi supporter: “Purtroppo – scrive via Twitter il consigliere regionale uscente Beppe Pagani – la competizione sta prendendo la piega delle primarie del 2012″ quando Bersani sconfisse Renzi e l’apparato si scontrò con i rottamatori. A stretto, però, arriva la replica a Richetti di Stefano Bonaccini (dimissionario da segretario del Pd emiliano-romagnolo e suo principale sfidante), affidata ai social network: “La maggioranza dei sindaci dell’Emilia-Romagna mi sosterrà alle primarie. Sono apparato anche loro che son stati eletti dai cittadini?” chiede. Insomma ciò che il segretario Matteo Renzi fino all’ultimo aveva cercato di evitare, lavorando per la candidatura unitaria del sindaco di Imola Daniele Manca, è accaduto: tra i renziani della prima e della seconda ora è guerra aperta.

Stefano Bonaccini, renziano di secondo rito e responsabile Enti locali in direzione nazionale, vicinissimo a Renzi, può effettivamente contare, grazie anche alla popolarità e al lavoro che ha portato avanti in tutti questi anni sul territorio, sull’appoggio dei dirigenti della “Ditta” emiliano-romagnola: sindaci, segretari locali, di circolo, uomini delle istituzioni ed esponenti bersaniani, anche se Bersani, contrariato per la mancata candidatura di Manca, non ha ancora fatto il suo endorsement. Ma attorno a lui si stringono anche coloro che ritengono Richetti un candidato eccessivamente “rottamatore” per una regione dove, in fondo, le consultazioni dei circoli precedenti alle primarie consacrarono vincitore Gianni Cuperlo.

Nelle scorse ore a Bologna si sono incontrati i lettiani, coordinati dal referente emiliano Marco Barbieri, presenti anche l’altro consigliere regionale Roberto Piva, la deputata piacentina Paola De Micheli, il presidente della Provincia di Forlì e la consigliera comunale bolognese Daniela Turci. Hanno deciso di non schierarsi con l’ex lettiano Matteo Richetti ma di appoggiare Bonaccini. Con Bonaccini, ci sono anche una parte dei più moderati e cattolici come Gianluca Beneamati che appartiene al gruppo che fa capo a Beppe Fioroni e Tommaso Petrella, consigliere comunale Pd nato nella sinistra Dc.

I cattolici prodiani per ora sostengono Patrizio Bianchi, assessore della giunta Errani, ma in realtà stanno lavorando ad un accordo su Bonaccini che, dunque, sta già riuscendo nell’impresa di strappare a Richetti molti voti dei cattolici: ha virato su di lui, a sorpresa, anche Salvatore Vassallo (da giovane dirigente della Fuci: Federazione universitaria cattolica), renziano della primissima ora come Richetti che, dopo la sconfitta politica di Bersani aveva chiesto le dimissioni in massa dei vertici locali, Bonaccini compreso. A sostenere l’ex segretario regionale anche Marco Macciantelli, ex sindaco di San Lazzaro e ora nell’esecutivo del Pd provinciale.

Nonostante il muro compatto dell’establishment del Pd emiliano-romagnolo, Richetti ha comunque molte frecce al suo arco anche se da tempo i rapporti con il premier appaiono gelidi. Nel suo sfogo contro l’“apparato” ha anche detto: “Vuol dire che qualcuno si ritiene maggiormente appartenente ad una comunità politica e qualcun altro ormai da tempo viene considerato un po’ ai margini”. Il deputato Pd, in ogni caso, non si perde d’animo: “Non fa niente, supereremo anche questa perché l’obiettivo è portare tante persone al voto il 28 settembre e far sì che questo grande appuntamento aperto possa anche ribaltare il pronostico”.

Richetti può contare sull’appoggio di tutto il mondo cattolico più tradizionalista, d’accordo anche con le esternazioni del deputato del Pd che ha ribadito il suo no alle adozioni gay, attirandosi un coro di proteste da parte della comunità Lgbt. Dal palco della Festa dell’Unità nazionale di Bologna, Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc e Presidente della Commissione Affari esteri del Senato, gli ha fatto gli auguri per la sfida che lo attende. Vicino a Richetti anche una gran parte del mondo imprenditoriale e, soprattutto, secondo quanto si apprende da Roma, il sottesegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, che sarebbe pronto a scendere in campo a sostegno del deputato.

Il dato politico, comunque, rimane la spaccatura dolorosa tra i renziani tanto che – si vocifera nei corridoi romani del Pd e in Transatlantico – Renzi non avrebbe rinunciato del tutto all’idea di imporre un candidato unitario da Roma per le primarie, approfittando dell’imminente rimpasto di Governo, necessario dopo la partenza del ministro degli Esteri Federica Mogherini. In quest’ottica potrebbe mandare in Emilia Romagna l’imolese Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e offrire a Bonaccini e Richetti, in cambio della rinuncia alla corsa un sottosegretariato all’interno del governo.

Intanto in campo per le primarie emiliano-romagnole rimane oltre a Bianchi e a Palma Costi, presidente dell’Assemblea regionale (ma il loro ritiro a favore di Bonaccini viene dato per imminente) un altro contendente. L’ex sindaco di Forlì Roberto Balzani appoggiato, anche lui, da una parte degli ex Dc ma anche, per le sue posizioni di rottura con Renzi, da civatiani ed ex grillini. Tra i suoi sostenitori: l’ex popolare di Bologna al Centro, Angelo Rambaldi; l’ex direttore della Caritas, Paolo Mengoli; l’ex vicesindaco Giovanni Saliozzoni (Ltb); l’ex finiana e “delusa” da Renzi, la politologa Sofia Ventura e l’ex pentastellato Vittorio Ballestrazzi. La partita insomma sembra ancora aperta anche perché qualche sorpresa nel ribaltare gli equilibri potrebbe arrivare dall’apertura delle primarie Pd anche anche gli stranieri, ai lavoratori e agli studenti fuori sede e ai 16enni, che però non potranno poi partecipare al voto d’autunno per la scelta degli eletti. Tutte queste categorie dovranno registrarsi entro 3 giorni dall’apertura dei seggi delle primarie.