In realtà, guardando la fotografia che compare nella copertina del libro “Julija Tymošenko, la conquista dell’Ucraina“, di Ulderico Rinaldini (con un’introduzione di Alessandro Politi), pubblicato da Sandro Teti Editore, i volti sono due: ragazza bruna di origini armene e bionda rappresentante dell’iconografia nazionale.

Il testo racconta questa metamorfosi, dagli esordi da giovane imprenditrice nella devastata Ucraina degli anni Novanta, alla svolta nazionalista. Mediante documenti originali e interviste inedite emerge un personaggio controverso: una donna, minuta ma infaticabile, dotata di rara intelligenza e di un carisma quasi ipnotico che le hanno consentito, assieme alle immense ricchezze accumulate con il commercio del gas russo, di emergere nella maschilista e violenta società dell’Ucraina postsovietica.
Un ritratto di Julija Tymošenko dissonante da quello conosciuto in Occidente, dove è da sempre percepita come una vittima inerme dei suoi avversari politici.

Il libro è già stato analizzato ottimamente da Francesco De Palo su ilfattoquotidiano.it,  mi limito a una brevissima biografia mondana di Julija Tymošenko con il materiale trovato in Internet.

Julija Tymošenko nasce nel 1960 nella città ucraina di Dnipropetrovsk, nell’allora URSS, da una famiglia di origine ebraica. Nel 1979 sposa Oleksandr Tymošenko, figlio di un funzionario di medio rango del Partito Comunista Sovietico, e inizia la sua carriera all’interno del Komsomol, l’organizzazione dei giovani comunisti. Ha una figlia, Jevhenija, nata nel 1980. Si laurea in economia all’università statale di Dnipropetrovsk nel 1984. Ha scritto numerosi libri di economia. Nel 1989 fonda e dirige la casa videografica del Komsomol, che ha abbastanza successo, e che in seguito privatizza.

Le sue origini sono contestate. Lei afferma di essere per metà lettone, per parte di padre, e per metà ucraina, per quella di madre. Il nome del padre, Grigyan, è stato anche erroneamente interpretato come armeno. L’acconciatura di Julija Tymošenko è divenuta un’icona presso i giornali occidentali, tanto da essere definita “pettinatura Yulia” da un tabloid inglese.

Prima dell’entrata in politica era una donna d’affari di successo nell’industria del gas e grazie a questa attività è diventata una delle donne più ricche della nazione. Il 28 luglio del 2005 la rivista statunitense Forbes la dichiara terza donna più potente del mondo, dopo Condoleezza Rice e Wu Yi. Nel 2007 esce dalla lista, ma nell’agosto 2008 vi rientra in diciasettesima posizione. Nel 2009 è stata definita il leader più sexy del mondo… questione di gusti.

Nel 2011 ha dovuto subire un procedimento penale per malversazione di fondi pubblici, avendo siglato con la compagnia russa Gazprom un contratto per la fornitura di gas naturale giudicato inutilmente oneroso per il paese. Il 5 agosto il tribunale di Kiev ne ha ordinato l’arresto, in quanto la ex premier aveva ripetutamente contravvenuto alle disposizioni della procura di non lasciare Kiev.

Julija Tymošenko è stata arrestata in aula dove sono scoppiati tafferugli. Alcuni deputati vicini alla Tymošenko hanno tentato di impedire l’intervento dei poliziotti ma sono stati bloccati dalle forze dell’ordine. Uscendo dall’aula l’ex eroina della Rivoluzione (?) Arancione ha gridato “Vergogna! Vergogna!, io ho sempre lavorato nell’interesse esclusivo dell’Ucraina!”. L’arresto ha seguito quello del suo ex ministro degli Interni Jurij Lucenko, detenuto in carcere da tre anni con la medesima accusa. Il giorno successivo, i sostenitori della Tymošenko sono scesi in piazza per protestare contro quello che la “lady di ferro” ha definito un processo politico. Il giorno 11 ottobre 2011 è stata condannata a sette anni di carcere per aver esercitato pressioni su un accordo per la fornitura di gas con Putin. Lei ha ascoltato la sentenza “seduta” in tribunale con in mano un iPad, annunciando in seguito che avrebbe fatto ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Il 22 novembre la Tymošenko è stata ricoverata in ospedale a causa di dolori lombari che da giorni la costringevano a letto. Il 23 dicembre, la corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado a sette anni di reclusione. L’ex premier ha sostenuto che si tratta di una sentenza politica e che si rivolgerà alla Corte europea per i diritti umani.

Nell’aprile del 2012, il partito della ex premier ucraina ha diffuso varie fotografie che riprendono la leader dell’opposizione seduta su un letto mentre mostra alcuni lividi che lei afferma esserle stati procurati nel corso di un’aggressione delle guardie carcerarie. Il 29 agosto 2012 la Corte Suprema dell’Ucraina nell’ultimo grado di giudizio ha confermato la condanna a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio. A favore dell’ex Primo Ministro ucraino è arrivata la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, che il 29 aprile 2013 ha decretato “illegale” la detenzione preventiva della Tymošenko.

Il 21 febbraio 2014 il parlamento, con 321 voti a favore su 322 votanti, ha approvato la legge per la depenalizzazione del reato per il quale la Tymošenko è stata condannata. Il 22 febbraio 2014, a seguito di una violenta rivolta popolare e della ribellione di Kiev, che ha deposto Janukovič, la Tymošenko è potuta uscire di prigione. Da allora è ricoverata in Germania per curare la sua malattia ai dischi intervertebrali, che la forzava su una sedia a rotelle. Nel mentre, l’Ucraina va a fuoco, si divide, si spezza, si lacera…