L’antefatto: il collega Luigi Bruschi chiede, cattivello, a Vladimir Luxuria su Twitter: “Cosa ne pensa dell’ultima campagna di Fratelli d’Italia?” riferendosi all’ennesima posizione omofobica del partito tascabile di Giorgia Meloni contro la possibilità per le coppie dello stesso sesso di ricorrere all’adozione. Luxuria, in un lampo di sagacia comunicativa, risponde puntuta: “Spero che nessun bambino venga abbandonato da un padre a 12 anni come è successo alla vostra Giorgia Meloni“.

E succede il patatrack. Perché subito Meloni risponde stizzita e con lei i suoi colleghi di partito, che insorgono contro quello che scambiano per un “attacco personale”.

 

In realtà è chiaro a chiunque sappia fare analisi grammaticale che la frase di Luxuria era un attacco contro CHI abbandona, e non certo contro chi è stato abbandonato. L’obiettivo politico della frase è poi nitido: non è sufficiente provenire da una famiglia con un papà e una mamma per avere una situazione ideale o idilliaca. La differenza la fanno le singole persone, non i loro orientamenti sessuali. E Giorgia Meloni, purtroppo, ne sa qualcosa. Proprio quella Giorgia Meloni che sostiene l’esistenza di un ideale idilliaco di famiglia eterosessuale, da difendere contro non si sa bene cosa. Anzi, sì: contro la possibilità che altre tipologie di famiglia possano esistere ed essere felici. Come accade nel resto dell’Occidente, per inciso.

Ora, se ci pensate un attimo, il concetto che non basti avere un papà e una mamma per avere una famiglia felice, è di una banalità quasi offensiva. Sembra però che per i parlamentari e per gli elettori di Fratelli d’Italia le immani banalità abbiano un sapore rivoluzionario e innovativo, specie quando si tratta di ragionare di diritti civili.

Sulla vicenda sono intervenuti vari politici, sia di FdI che di altri partiti. Quelli di Destra hanno chiesto le scuse di Luxuria, che fino al momento in cui scrivo ha tenuto il punto. La reazione peggiore a mio parere l’ha avuta il Presidente dell’Udc, Gianpiero D’Alia: “Solidarietà a Giorgia Meloni. Non esiste ragione né battaglia politica che passi per la violazione della sfera personale” ha scritto su Twitter.

Caro Gianpiero D’Alia: sono d’accordissimo anche io che non si dovrebbe mai violare la sfera personale in una discussione politica. E’ un principio sacrosanto, di civiltà. Ma questo principio deve valere per tutti, non solo per alcuni.

Quindi, se un partito politico come l’UdC o come FdI si permette di propugnare la discriminazione di alcune categorie di cittadini italiani, al punto da proporre leggi per impedire loro nientemeno di adottare figli, o addirittura di toglierglieli se li hanno già – che è un’idea che come civiltà mettiamo giusto sotto alla lapidazione in piazza sostenuta dai vostri amici dell’Isis – siamo proprio sicuri che la sfera personale dei cittadini gay, lesbiche, bisessuali e transessuali con figli biologici o adottivi, non sia stata già violata e offesa ripetutamente? Siamo proprio sicuri che tutti quei suicidi di ragazzini Lgbt non abbiano nulla a che fare con le parole cariche d’odio e violenza e discriminazione che tutti i giorni esponenti di FdI, UdC e perfino alcuni miserabili dentro al Pd, riversano contro una parte della società? Siamo proprio sicuri che le vostre parole, nelle teste delle persone culturalmente meno preparate, non diventino pietre?

Ignazio La Russa si è offerto di favorire un chiarimento fra Luxuria e Meloni sulla frase della ex parlamentare di Rifondazione contro il padre di Meloni. Io penso che le scuse, quando dovute, siano una cosa bellissima, a patto che non si perseveri nel comportamento sbagliato. Nel caso dei parlamentari di FdI, dell’UdC o del Pd che discriminano le persone e le famiglie omogenitoriali, le scuse non bastano più. Occorre che impariate una volta per tutte a rispettare le persone omosessuali e i loro pieni, completi diritti. Che prima ancora di essere diritti civili, sono diritti umani.