“Ho perso il lavoro, la dignità, ho perso la famiglia. Mi sono sentito smarrito, mi sono sentito rifiutato. L’unica cosa che io ho è il mio corpo. E per questo l’ho messo là, ho pensato di far parlare il mio corpo”. Antonio Frosolone è un operaio della Fiat dal 1989, in cassa integrazione da sei anni dopo essere stato trasferito dallo stabilimento di Pomigliano d’Arco al polo logistico di Nola (Napoli) mai decollato. Cardiopatico e diabetico, dal 22 agosto scorso non assume più farmaci, ed è in sciopero della fame. “Solo da un paio di giorni sto bevendo qualche bicchiere d’acqua”, dice a ilfattoquotidiano.it. Antonio, che in questi giorni ha ricevuto la solidarietà di colleghi, parlamentari, e oggi del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha deciso di condividere la sua protesta sui social network: “Sto facendo lo sciopero – spiega Antonio – perché pochi mesi fa una collega del reparto logistico di Nola si è suicidata. Quello che mi ha colpito è che il corpo sia stato ritrovato quattro giorni dopo per la puzza. Ho pensato che io voglio morire con dignità, non voglio che mi succeda quello che è successo a lei”. “A Sergio Marchionne – conclude – direi di rivedere le sue strategie, di mettere al centro l’uomo. La Fiat ha dato il pane a questo Paese: non smetta di farlo”  di Andrea Postiglione