Una Stella Rossa per Putin. Ennesima dimostrazione della volontà di potenza del presidente russo attraverso la vetrina sportiva. Dopo la grandeur delle Olimpiadi Invernali di Sochi, a caro prezzo. Dopo il passaggio di consegne mondiali al Maracanà di Rio de Janeiro, da Brasile 2014 a Russia 2018. Il 19 ottobre al Marakanà di Belgrado Putin inaugurerà il nuovo corso della Crvena Zvezda: la mitica Stella Rossa di Belgrado, destinata a divenire proprietà del colosso russo del gas Gazprom. Il 19 ottobre non è una data a caso, il prossimo sarà il 70mo anniversario della liberazione di Belgrado da parte dell’Armata Rossa. E l’ingresso dei russi servirà inoltre a rafforzare il ruolo della Serbia nella costruzione del gasdotto South Stream, con buona pace del progetto alternativo Tap. Ennesima dimostrazione che il calcio è oramai la prosecuzione della politica con altri mezzi.

Fucina di talenti come Dzajic, Stojkovic e Savicevic. Unica squadra della ex Jugoslavia a vincere una Coppa dei Campioni, nel 1991 al San Nicola di Bari contro il Marsiglia, la Stella Rossa Belgrado negli ultimi anni era in difficoltà economiche, e tra stipendi non pagati e appropriazioni indebite della vecchia dirigenza era stata esclusa dalle competizioni Uefa. Nel 2010 Gazprom comincia così con una sponsorizzazione milionaria, partita da 2 e salita a 5 milioni l’anno, e celebrata tra l’altro proprio da un’altra visita di Putin allo Stadion Crvena Zvezda. Entro il prossimo ottobre dalla sponsorizzazione del club si passerà quindi all’acquisizione dell’intera proprietà da parte del colosso di gas e petrolio, controllato a sua volta al 50, 01% dal governo russo. E da chi lo rappresenta.

Il prezzo per l’operazione? 40 milioni circa al governo serbo, proprietario del club e dei suoi debiti, altrettanto per ripianare i passivi, e 20 milioni circa alla città di Belgrado per l’acquisto dei terreni dello stadio. Il risultato? Un gesto politico di estrema importanza in pieno conflitto ucraino. Dopo la nuova alleanza con la Cina ecco quindi la cementificazione di antiche alleanze tra Russia e Serbia. Una solidificazione dei rapporti in vista della realizzazione dello strategico gasdotto South Stream, che dalla Russia dovrebbe rifornire l’Europa meridionale proprio saltando a piè pari l’Ucraina. Nonché l’ennesima acquisizione di Gazprom di un club affiliato alla Uefa, sempre ricordando che Gazprom della Uefa e delle sue coppe è uno degli sponsor principali.

Proprietaria dal 2005 dello Zenit San Pietroburgo, nuova potenza del calcio russo che da allora ha vinto tra gli altri tre titoli e una Europa League, Gazprom oltre alle partnership con Uefa e Fifa sponsorizza anche Schalke 04 e Chelsea. Due squadre non a caso. La prima sponsorizzazione può essere fatta risalire a una serie di accordi commerciali a latere della realizzazione del North Stream, il braccio settentrionale del gasdotto di Gazprom che termina proprio in Germania. La seconda è per la squadra di Abramovich, oligarca russo ex alleato dello storico nemico di Putin Boris Berezovsky, deceduto in strane circostanze lo scorso anno a Londra, che una decina di anni fa ha cambiato casacca, mollando Berezovsky, avvicinandosi a Putin e cedendo nel 2005 proprio a Gazprom la sua compagnia petrolifera Sibneft. Quando Gazprom si muove nel calcio, non lo fa solo per amore del pallone.

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