Anche Monticiano apre le sue porte alla centrale a biomasse. Il Comune della provincia di Siena saluta il progetto come volano per lo sviluppo sostenibile del territorio. Tutti gli altri contestano. E questa volta non sono solo comitati cittadini e associazioni ambientaliste, ma si aggiunge anche il paese confinante. Quella con Chiusdino, infatti, è diventata ormai una battaglia a distanza (di 10 chilometri) anche a colpi di volantini. In particolare il “ring” è quello dell’abbazia di San Galgano, grande monastero cistercense, dove si trova la “spada nella roccia” visitata ogni anno da migliaia di turisti e di devoti. Chiusdino la vuole proporre all’Unesco come patrimonio da tutelare e teme che, con la costruzione della centrale, la richiesta possa perdere ogni speranza, visto anche che l’organizzazione delle Nazioni Unite si è dimostrata suscettibile per esempio nel caso di Tivoli e di Villa Adriana. Da qui la “guerra fredda” tra i Comuni vicini che contano l’uno 2mila abitanti, l’altro 1500.

“Guerra” iniziata, in particolare, dopo che il sindaco di Chiusdino, Luciana Bartaletti, ha inviato una lettera “un po’ informativa e un po’ di protesta” a tutti i cittadini. “Questo comune – spiega a ilfattoquotidiano.itvive di turismo grazie al suo paesaggio e al suo patrimonio storico e culturale. Con la centrale non si ha solo un impatto paesaggistico, ma è un ambiente che viene completamente compromesso e modificato. Per questo non possiamo permetterci che questo territorio venga deturpato, non possiamo stare con le mani in mano”. Ma la lettera non è rimasta nei confini dei 141 chilometri quadrati di Chiusdino. E’ stata infatti poi, fotocopiata dagli abitanti della vicina Monticiano e appesa a tutte le vetrine dei negozi: bar, ristoranti, alimentari. Anche sulle finestre delle case. Un movimento che ha “circondato” apparentemente il sindaco, Sandra Becucci, ex assessore all’ambiente per i Verdi ed eletta sindaco nella coalizione del Pd, che a ilfattoquotidiano.it spiega che “è in atto un accanimento nei miei confronti – dice – e per motivi che non posso spiegare. Ricordo che siamo nel paese di Luciano Moggi e Carlo Petrini e mi gestisco da sola a livello locale un’altra questione nazionale. Ho tutti contro e avrei voglia di dimettermi”. Il rischio di deturpazione paesaggistica secondo la Becucci è infondato. “Non ci sono vincoli paesaggistici – spiega – e dall’abbazia si vedrà solo un puntino bianco. Inoltre non ci sarà nessuna ciminiera ‘sputa fumo’ e il fabbricato era già esistente, quindi il paesaggio non verrà alterato”. 

Alla lotta fra i due Comuni (sul paesaggio), si lega poi quella ambientale, che preoccupa soprattutto i cittadini riuniti nel comitato “Ambiente e Salute”. Il progetto della Renovo Bionergy, prevede, infatti, che la centrale (da o,999 Mwe, quindi relativamente piccola) venga alimentata a biomassa legnosa (legna vergine, cippato, sansa…) per la produzione di energia termoelettrica, che in parte verrà venduta e in parte riutilizzata per la produzione di pellet, favorendo – nei piani della società – la filiera corta del legno. Il sindaco di Monticiano e la società parlano di benefici in termini di risparmio energetico annuo medio di oltre 8 milioni di euro e di oltre 35mila tonnellate di Co2 all’anno. Tuttavia, secondo comitato e ambientalisti, i dati nascondono il “reale costo ambientale”. “È vero che è una centrale piccola – commenta Margherita Signorini, consigliera nazionale di Italia Nostra – ma è anche vero che la creazione di una centrale può portare alla creazione di altre, che porteranno all’esaurimento della filiera corta e all’utilizzo di altri materiali più inquinanti, come, nel peggiore dei casi, i rifiuti urbani; i casi non mancano. Premettendo che anche la combustione di legno è insalubre”.

La decisione di costruirla a soli 400 metri dal paese di Monticiano ha spinto il comitato di cittadini a chiedere, con una lettera al sindaco, la sospensione della Conferenza dei servizi per la procedura di autorizzazione del progetto che, tuttavia, si è svolta regolarmente ed è arrivata all’approvazione del progetto. Senza nemmeno un’assemblea pubblica richiesta a gran voce dalla cittadinanza. “Nemmeno un incontro – commenta Laura Lambardi, attivista del comitato – per spiegare la decisione di autorizzare la centrale, dove si bruceranno cippato, scarti di segherie, frasche, sansa e vinacce vergini. Per non parlare di quello che succederà realmente dentro. Nessuna assemblea per informarci che la nostra salute è a rischio”. Poco chiari ai cittadini, anche, i vantaggi che ricadranno direttamente sulla comunità di Monticiano. Il sindaco ha fatto sapere che si giocherà la sua carta al momento della firma della convenzione. “Bisogna ancora decidere cosa chiedere all’azienda e non sappiamo ancora dire, quindi, quanti posti di lavoro si apriranno – commenta Sandra Becucci – Però abbiamo già chiesto di integrare la documentazione con un bilancio ambientale: standard ambientali che devono essere assicurati”. Una cosa però è certa: la centrale si farà. “Benché non sia l’artefice di questo progetto, bisogna anche avere il coraggio di affrancarci dalla logica del petrolio – chiosa la Becucci – e lo dico da ambientalista: io dormo con Latouche sul comodino”.