Il giorno dopo la sentenza della Cassazione – che, giudicando il caso di un ex politico siciliano, ha messo in luce come con la nuova legge sul voto di scambio, approvata in aprile (la modifica del 416 ter), per condannare si dovrà dimostrare che l’utilizzo del metodo mafioso per procacciare elettori è parte dell’accordo col clan, e che dunque occorrono prove più stringenti per dimostrare che il politico abbia accettato di beneficiare della “forza di intimidazione” propria delle mafie – scoppiano le polemiche. Ad attaccare è il Movimento 5 Stelle, l’unico che, al momento dell’approvazione definitiva della nuova legge sul voto di scambio, disse “no”. Il blog di Grillo scrive “La mafia ha vinto grazie a Renzusconi #GrassoDimettiti’, e chiede le dimissioni per “incompetenza” a chi occupa “posti di rilievo” in lotta a mafia. La seconda carica dello Stato risponde in serata: “Trovo strumentale la polemica che i senatori Vito Crimi e Mario Giarrusso stanno cercando di scatenare contro di me. La mia posizione sul 416 ter era chiaramente espressa nel mio disegno di legge che prevedeva solamente l’aggiunta delle parole ‘altra utilità’ alla formulazione preesistente. Come sanno tutti, e in particolar modo dovrebbero saperlo i senatori il presidente del Senato non può intervenire sui testi in discussione né tantomeno li può votare. Nei post dei due senatori vengono infatti riferite, come se fossero mie, frasi che non ho mai pronunciato”.

L’attacco al presidente del Senato lo firma il senatore Giarrusso con un lungo articolo sul blog di Grillo: “Avevamo ragione. E’ un disastro e la cosa grave è che non è rimediabile. Anche se cambiassimo la norma, poiché è entrata in vigore per qualche mese, verrà applicata a tutti i processi pendenti”. E accusa anche l’Antimafia. “Addirittura la presidente della Commissione, Rosy Bindi, fece venire il noto giurista Giovanni Fiandaca che sostenne la formulazione approvata dalla Camera. Il punto grave è che la norma è più favorevole al reo e rende penalmente irrilevanti condotte sanzionate dalla precedente norma”. Davide Mattiello (Pd), anche egli componente dell’Antimafia e relatore di maggioranza alla Camera sul provvedimento, sottolinea invece che “il legislatore riformulando il 416 ter, e ampliandone significativamente il perimetro di applicazione, ha inteso coerentemente ribadire il principio insito fin dalla prima stesura: se vogliamo colpire lo scambio tra il politico e il mafioso, bisognerà provare che il politico abbia avuto consapevolezza di rivolgersi all’organizzazione mafiosa”. E ricorda che le polemiche sul 416 ter riformato “si scatenarono non su questo punto, ma sulla misura delle pene, fissate a 4-10 anni e giudicate troppo basse”.

Per il vicepresidente della Commissione Antimafia, Claudio Fava, il testo finale è anche il frutto delle indicazioni che ci sono arrivate da quasi tutte le Procure della Repubblica impegnate su questo terreno e dalle associazioni, “a partire da don Luigi Ciotti e dall’ex procuratore Caselli”. Ad avviso del senatore dell’Ncd Carlo Giovanardi, il principio sancito dalla modifica del 416 ter sul voto di scambio “contiene un banale ed elementare principio di civiltà giuridica: non trovo dove sia lo scandalo. Purtroppo – aggiunge – nell’ottica dei grillini l’imputato deve essere colpevole per principio, basta l’accusa. C’è da avere paura”.

La Lega Nord in aprile, quando fu approvata la modifica del 416 ter, si astenne. “Ci astenemmo perché la nuova normativa ci sembrava carente e temevamo che avrebbe innescato qualche meccanismo perverso. E così è stato”, commenta il senatore della Lega Nunziante Consiglio, membro dell’Antimafia. In sostanza, per il senatore, “abbiamo una legge che è parzialmente positiva ma può creare qualche problema, perché ha ampie zone grigie”