Pierluigi Bersani torna alla Festa dell’Unità di Bologna nel pieno della sfida tra Stefano Bonaccini e Matteo Richetti per le primarie Pd per le regionali. Un match esclusivamente renziano che – ha fatto capire chiaramente – non lo rende affatto contento. Il suo candidato era il sindaco di Imola Daniele Manca e si è vociferato a lungo su un patto tra Bersani e Renzi per imporlo come candidato unitario. Bersani, oltre a smentire per l’ennesima volta l’esistenza di tale accordo, non ha nascosto il suo dispiacere per l’uscita di scena di Manca. “Certo – ha commentato – che in mezzo a questi non ci sia un contendente di quel profilo non è il massimo”. Ha poi lanciato una frecciata  ai due candidati renziani che hanno fatto entrambi del cambiamento e del rinnovamento il manifesto del loro programma, in piena sintonia con il premier. “Vorrei rivolgere un invito a tutti i candidati: ci risparmiassero la giaculatoria sull’innovazione perché in Emilia-Romagna è una commodity: Guido Fanti, primo presidente della Regione, era un innovatore; Vasco Errani, ultimo presidente della Regione, è stato un innovatore. Piuttosto dicano come e che cosa precisamente vogliono fare, mettendo a disposizione anche competenza ed esperienza. Non vorrei che aver fatto la gavetta diventasse un handicap, perché per innovare bisogna anche sapere dove mettere le mani”.

Video di David Marceddu

Bersani preferisce ancora non schierarsi apertamente a favore di uno dei contendenti: “Ho un candidato preferito, ma adesso non è ancora il giorno per esprimermi”. Nei corridoi del Pd romano, però, si dice che Renzi e Bersani stiano dialogando, in questi giorni, per trovare la quadra su uno dei due candidati, molto probabilmente Stefano Bonaccini. Bersani stasera partecipava ad un dibattito sull’economia con Giorgio Merletti (Confartigianato), li intervistava il giornalista Massimo Giannini in uno dei primi eventi affollati della festi. Sono tanti i temi nazionali che ha affrontato Bersani e non ha risparmiato attacchi al presidente del Consiglio Matteo Renzi. “Ricoprire contemporaneamente il ruolo di premier e segretario (una scelta che rispetto e non metto in discussione) – ha detto – vuol dire però che la discussione in un partito viene un po’ inibita, si scarica su un oggetto che non è tuo ma del Paese, cioè il Governo”. Poi ha aggiunto: “Se fossi stato premier, mi sarei dimesso da segretario del Pd ma io ho altri gusti”.

Ha mandato a dire poi a Renzi che “un partito non vive se non c’è disciplina ma anche se non c’è discussione”, e lo ha esortato ad “accorciare la forbice tra aspettative e realtà per non causare delusioni”. Insomma l’invito è a non fare proclami su obiettivi che non si sa se verranno raggiunti appieno. Bersani ha parlato anche del bonus di 80 euro. “Non basta una sola misura per far ripartire il carro”, ha commentato, “si è trattato di una misura redistributiva con difettucci anche non da poco”. Sulla questione delle riforme, poi, è venuto fuori il Bersani più diretto: “Le riforme? Non ne posso più. Ora mi spiegate con nome e cognome quali sono le riforme. In Germania l’età pensionabile è stata abbassata a 63 anni, In Italia è stata innalzata a 67 anni: è stata una riforma?. Bisogna stare attenti a non ritrovarci nel 2015 con la cassa integrazione in deroga di soli 5 mesi”. Infine Bersani ha affrontato il tema della riforma della giustizia sulla quale il tributo da pagare al Patto del Nazareno rischia di risultare particolarmente gravoso per il Pd. “Non mi risulta che in quel ‘patto’ ci sia il tema della giustizia e comunque patto è una parola troppo grossa. Sono il primo a dire che bisogna parlare con tutti. Dopodichè il Pd ha la forza sufficiente per non lasciare l’ultima parola a nessuno. Non credo che Berlusconi sia in grado di dire qualcosa di prospettico per questo Paese né per la destra”.