Cosa succede se un’autrice di best seller internazionali decide di pubblicare per i fatti suoi, cioè senza editore, un proprio romanzo in Italia? In apparenza nulla. I grandi dell’editoria, infatti, non si occupano di quisquilie. Una rondine che si posa sulla schiena dell’elefante non disturba.

È così che, sottovoce, Joanna Penn, self publisher nella lista degli autori di best seller del New York Times, ha deciso di pubblicare il proprio romanzo Profanazione in italiano. Nulla di strano se non fosse che lo ha fatto da self publisher, da autore, cioè, che si è assunta tutti i rischi imprenditoriali dell’opera, quelli che di solito si dovrebbe accollare un editore.

A ben vedere non ci sarebbe alcuna ragione per farlo: il mercato italiano dei libri è minuscolo rispetto a quello di lingua inglese, inoltre il peso economico di una traduzione è davvero importante quando parliamo di un romanzo di qualche centinaia di pagine, per non parlare della promozione di un libro in un’altra lingua. Eppure quest’autrice lo ha fatto lo stesso. Perché? Come mai? E, sopratutto, c’è qualcosa che la provincia editoriale italiana può imparare da questa esperienza?

Le ragioni per l’autrice sono semplici: vuole costruirsi un profilo globale e l’Italia, al di là dei numeri, è un investimento di lungo periodo. È nel sentir parlare di “lungo periodo” che appare chiara la differenza con gli editori tradizionali, costretti a dosare le poche risorse in edizioni e traduzioni che siano giustificate dalle previsioni delle loro stesse vendite: nell’editoria tradizionale, non è consentita nessuna “vision” che vada oltre i pochi mesi dall’uscita del libro.

L’altro aspetto particolare è “come” l’autrice abbia pubblicato il proprio libro: sostanzialmente accordandosi con un traduttore di esperienza (Virginio B. Sala) con cui ha deciso di dividere equamente i diritti d’autore. Stiamo parlando del 50% delle vendite, non dei pochi punti percentuali di qualsiasi contratto editoriale tradizionale che spettano all’autore (e molto raramente al traduttore). Una condivisione totale del progetto tra l’autore e il traduttore, insomma.

Quel che è impossibile nell’economia dei libri tradizionale diventa realtà nell’economia dei libri sospinta dal digitale. Non solo gli ebook, quindi, ma anche i libri di carta perché grazie al Print On Demand presto anche Profanazione sarà disponibile in brossura. È una storia piccola, di una autrice che opera come un’imprenditrice e considera i propri libri come propri prodotti. Fin qui niente di straordinario.

Ma se il suo esempio venisse imitato?

Se anche altri autori di best seller stranieri cominciassero a pubblicare in Italia senza intermediari? Non è uno scenario di oggi, ancora, ma nell’epoca del digitale il domani arriva in fretta. Tutti sanno che l’editoria si fonda sul successo dei best seller che di fatto finanziano gli altri libri. È così per Camilleri con Sellerio e per tutti gli autori di bestseller internazionali che vengono pubblicati in Italia.

Con lo sviluppo del mercato degli ebook strategie come quella di Joanna Penn diventano sempre più alla portata di ogni scrittore che in modo auto-imprenditoriale prende su di sé la responsabilità, i rischi e i profitti della propria opera.

E non è una cosa che riguarda solo gli scrittori. In questo modo si aprono straordinarie possibilità anche per gli altri lavoratori del mondo del libro: per i traduttori, che diventano partner del progetto e non manodopera sottopagata come avviene oggi, per gli editor, per chi fa la copertina, la promozione ecc.

L’esperimento di Joanna Penn sarà solo una rondine che saltella sulla schiena dell’elefante oppure la prima rondine che anticipa una nuova primavera per i libri?

Ps: per ora è solo una sperimentazione interessante: per gli scrittori e per i lettori. Tanto interessante che l’intero libro (non solo l’anteprima!) è disponibile gratuitamente fino al 30 Agosto. In modo che anche i lettori possano conoscere un’autrice senza rischio di fregature. Se non è credere nel proprio prodotto questo…