“Tra 1000 giorni avremo 1.000.000 di disoccupati in più”. “Il Paese arretra proprio sul lavoro, che dovrebbe trainare la ripresa”. “Siamo tornati ai momenti peggiori”. “Siamo sull’orlo del baratro”. Mentre a Palazzo Chigi prende il via il Consiglio dei ministri con all’ordine del giorno il ridimensionato decreto sblocca Italia e la riforma della giustizia, sul governo Renzi si scatena il fuoco incrociato delle reazioni ai nuovi dati sulla disoccupazione e sull’andamento dei prezzi. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, tenta di parare il colpo parlando di “andamento altalenante” e spiegando che si tratta degli “effetti negativi della coda di una lunga crisi dalla quale il Paese sta faticosamente uscendo, cui si sono aggiunte le turbolenze internazionali che stanno pesando sull’economia di tutti i grandi paesi europei”. Difficile però sostenere che la crisi è in via di esaurimento a poche settimane dalla conferma che l’Italia è entrata in recessione. Ma un post sul blog di Beppe Grillo – titolo “Renzi: 1000 per 1000 quanto fa?” – attacca il governo facendo i conti su quelli che potrebbero essere i “risultati” del pacchetto di riforme da 1000 giorni annunciato da Renzi“I dati sulla disoccupazione dicono che nell’era Renzie perdiamo 1000 posti di lavoro al giorno. Renzie ha bisogno di 1000 giorni per cavare un ragno dal buco, parole sue. Quindi, se la matematica non è un’opinione, tra 1000 giorni avremo 1.000.000 di disoccupati in più. Disoccupati, tornate dalle vacanze belli allegri davanti alla fabbrica chiusa. E Forza Renzieee, e Forza Italiaaa”. Dal centrodestra Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, sostiene che “oggi sì che siamo sull’orlo del baratro, anche se nessuno lo dice”. La combinazione di recessione, disoccupazione e deflazione, a detta di Brunetta, “è molto più grave dell’esplosione speculativa dello spread dell’estate-autunno 2011”. 

Confindustria chiede “un progetto per il Paese” – Secondo il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, il nuovo dato sull’occupazione è “drammatico, siamo tornati ai momenti peggiori. Questo è ciò su cui dobbiamo riflettere” e servono “decisioni anche dolorose ma che ci portino verso la crescita. Se mi dicono che bisogna fare dei sacrifici sono pronto, ma i nostri sacrifici devono avere una prospettiva, una visione di lungo termine”. Insomma: “Serve un progetto per questo Paese, una volta per tutte dobbiamo pensare chi vogliamo essere, cosa vogliamo diventare”.

Per la Cgil il decreto Poletti ha fatto “aumentare solo la precarietà” – Dalla Cgil arriva invece un verdetto negativo sul decreto Poletti“Dietro i numeri c’è un Paese che non solo non riparte ma va indietro proprio sul lavoro che dovrebbe trainare la ripresa”, scrive in una nota il segretario nazionale Serena Sorrentino. “Non è polemica, sono dati oggettivi, il decreto Poletti sui contratti a termine doveva dare una scossa all’occupazione, noi sostenevamo che avrebbe trasformato altre tipologie in contratti a termine ma senza una politica economica di ripresa della domanda non avrebbe avuto effetti sull’occupazione in valore assoluto e i dati confermano che l’unica cosa che è aumentata è la precarietà”. Per Sorrentino “la riforma degli ammortizzatori con garanzie per tutti, la riduzione della precarietà con un diritto del lavoro più semplice e chiaro, e diritti anche per i precari sono obiettivi che si possono realizzare nel jobs act che ci pare, invece, prosegua su un binario che porta al deragliamento”. 

Cisl e Uil: “Non servono chiacchiere e politica di enunciazioni” -“Serve un risveglio, diversamente avremo altri incubi”, è invece il commento del leader Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale “siamo davvero tornati indietro e la situazione è peggiorata” perché “i miglioramenti non si ottengono con le chiacchiere, né con iniziative salvifiche o proclami. La situazione economica del Paese, come quella del lavoro, si affronta invece con la collaborazione di tutti… un lavoro silente e collettivo”. Gli fa eco il segretario generale dell’Ugl, Geremia Mancini, che definisce la disoccupazione al 12,6% “un vero e proprio macigno che si abbatte sulla politica delle enunciazioni del governo Renzi” e scrive che “il premier ha l’obbligo ‘morale’ di convocare i rappresentanti del mondo del lavoro, nessuno escluso, per individuare subito soluzioni concrete”. Per il sindacalista “disoccupazione in aumento, deflazione, contrazione del Pil sono il frutto di una politica che non è riuscita a dare una vera svolta all’economia del Paese, continuando invece a penalizzare i più deboli”. 

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, ha commentato: “Per dirla alla Renzi, c’è proprio da stare sereni… L’Italia, come sostengo da mesi, è in deflazione, oggi sappiamo anche di essere tornati in recessione: peggio di cosi è impossibile e questo risultato è dovuto interamente alle politiche governative”. “Da rottamare è il governo Renzi che con la propaganda copre le politiche di sempre, quelle che ci hanno portato alla recessione e alla deflazione. Occorre rovesciare le politiche di Renzi con una patrimoniale sulle grandi ricchezze, un intervento pubblico che dia luogo ad un piano per il lavoro con un milione di assunzioni immediate e quindi bisogna smetterla di applicare le politiche europee a partire dall’immediata disdetta del fiscal compact”.