Dei miei 63 anni di vita, ne ho passati 55 nella scuola, di cui circa 15 come alunno/studente e quasi 40, prima come insegnante (circa 10) e poi come dirigente (circa 30). In questi anni, ho conosciuto qualche incapace e qualche fannullone a cui non ho potuto fare niente, ma tanti, tanti insegnanti capaci, impegnati, seri, appassionati del loro lavoro a cui non si è potuto dare alcun riconoscimento se non la loro intima soddisfazione. Alla luce di questa esperienza, vorrei dare alcuni semplici suggerimenti alla ministra della Istruzione (una volta si chiamava ministero della ‘Pubblica’ Istruzione), su come si potrebbe fare una riforma della scuola che non costi nulla, migliorandone il funzionamento, la soddisfazione delle famiglie e degli studenti, la gratificazione degli insegnanti migliori e, probabilmente, anche i risultati. 

Nel precedente post ho illustrato le prime tre mosse. Ecco le seguenti:

Quarta mossa:

Riguarda gli insegnanti.  – concorsi ogni due anni, come si faceva una volta; con graduatorie valide due anni; si evita così la formazione di precariato più o meno storico

– graduatorie di supplenze di istituto valide due anni, con personale residente nella provincia ( e quindi facilmente reperibile)

– graduatorie per supplenze annuali valide due anni

– orario di lavoro onnicomprensivo di 36 ore settimanali per 48 settimane, da distribuire, come monte ore, nel corso dell’ anno, fermo restando l’ orario di insegnamento che, quindi, non dovrà essere aumentato; si prevede un limitato aumento di stipendio, in quanto verrebbe solo riconosciuto il disagio di dover fare nelle scuole quello che (alcuni?, tutti?) fanno (o dicono di fare) a casa; agli insegnanti che hanno materie con scritti, si potrebbe dare un “abbuono” di 6/9 ore settimanali per attività individuali a seconda delle materie insegnate e delle classi assegnate

– in alternativa, da subito, differenziazione stipendiale tra gli insegnanti che hanno compiti scritti da correggere a casa e gli altri e comunque, stabile un “monte orario annuale” pari a 18 ore per 48 settimane, da distribuire secondo esigenze in non meno di dieci mesi, quindi chi vuole fare vacanze lunghe, deve lavorare di più durante l’ anno scolastico

– il nuovo sistema orario potrebbe essere opzionale per i “vecchi” ed obbligatorio per i “nuovi”; in questo modo si porrebbe fine all’ idea che l’ insegnamento sia un mezzo lavoro per mezze mamme/casalinghe, magari con la possibilità di andare in pensione (una volta!!!) dopo 15 anni di lavoro, in cui erano compresi i periodi di gravidanza, puerperio, malattie, nonché di studi universitari; potrebbe essere l’ occasione, con orari a tempo pieno e stipendi adeguati, per riportare gli uomini, che ora rappresentano meno del 20% dei docenti, nelle scuole

– se questo non fosse possibile, provocatoriamente, si potrebbe proporre di estendere il diritto a vacanze lunghe come quelle degli insegnanti a tutti lavoratori (iniziando da quelli degli ospedali) che hanno figli minori o che lavorano in ambienti senza aria condizionata

– ripristinare l’obbligo di aggiornamento (abrogato in un famoso accordo sindacale, con pochi soldi, tra sindacati ed il ministro Berlinguer)

Quinta mossa:

– basta con questa finta parità scolastica e con queste finte convenzioni che gli enti locali fanno con le scuole dell’ infanzia, solo per togliersi dal groppone servizi e costi e per far bella figura con i cittadini, vantando il 100% di richieste di servizi soddisfatte; la parità può essere una cosa seria solo se accompagnata da un severo ed indipendente servizio di controllo

Sesta mossa:

-si chiama continuità didattica: tutti, ci ricordiamo, nella nostra esperienza scolastica, i nomi di molti dei nostri maestri e professori; questo accadeva, perché queste figure ci accompagnavano per diversi anni; molti si ricordano anche i nomi dei bidelli e dei presidi, anche loro, figure stabili; poi è cambiato tutto; presunti “diritti” sindacali hanno fatto piazza pulita della continuità; ed ecco il carosello degli insegnanti ( e non solo!!!); ogni anno, via al valzer; chi è di qua, va di là; chi è di là, viene di qua; risultato: insegnanti che impazziscono e scolaresche allo sbando. Quindi, chi si prende una classe la deve portare fino alla fine del ciclo, senza che questo sia ostacolato né da problemi personali, né da esigenze organizzative.

Risultato delle sei mosse: 

Per lo Stato, i costi non aumentano.  Per l’ utenza, un servizio più diffuso e qualificato. Per gli insegnanti capaci, una maggior qualificazione e riconoscimento del proprio lavoro. Per i sindacati, qualche (buon?) motivo per protestare. Riuscirà il decisionista Renzi a superare le resistenze dei sindacati della scuola e quelle interne al suo partito, ove il mondo della scuola è ben rappresentato? E ci riuscirà senza dover costituire infruttuose commissioni che nulla possono fare se non rinviare le soluzioni alle calende greche? Per ultimo, ricordiamo che il sistema scolastico pubblico è stato istituito a favore degli studenti non per bieche ragioni di clientelismo assistenziale.

Franco Fondriest