Licenziamenti ritirati e ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori, con la possibilità che un giorno la fabbrica possa riaprire. E’ un passo indietro plateale che restituisce la speranza a 50 operai quello di Italia Alimentari Spa di Paliano, in provincia di Frosinone, che nei giorni di Ferragosto, con il favore della notte, aveva approfittato delle ferie dei suoi dipendenti per smantellare lo stabilimento, portando via linee di produzione, merci e macchinari. Dopo l’incontro a Roma con i sindacati e Assocarni, l’Associazione nazionale dell’industria italiana delle carni bovine, infatti, l’azienda ha ritirato tutti i licenziamenti annunciati in seguito alla chiusura della fabbrica, accettando un piano di ammortizzatori sociali per i propri dipendenti, e aprendo alla possibilità che lo stabilimento di Paliano possa essere riqualificato.

“Una vittoria – commenta Stefano Morea, segretario generale della Flai Cgil di Frosinone – perché se il rischio che lo stabilimento chiuda non è ancora scongiurato, siamo riusciti a impedire la cessazione dei rapporti di lavoro imminente, il che solo qualche giorno fa ci sembrava un miraggio”. Il 19 agosto scorso, per la precisione, quando una telefonata degli addetti alla manutenzione dell’Italia Alimentari di Paliano, Gruppo Cremonini, azienda leader nella produzione di salumi, degli snacks, finger foods e specialità gastronomiche con sede legale in provincia di Parma, aveva avvisato i colleghi operai dell’avvenuto smantellamento dei macchinari inseriti nello stabilimento, costringendoli a rientrare dalle vacanze di Ferragosto in gran fretta per assemblare un presidio e impedire ai camion di portare via ciò che era rimasto in fabbrica: merci finite e poco altro. Una decisione, quella di svuotare i capannoni tra un turno di pulizie e l’altro, quindi di notte, che secondo l’azienda era dovuta “al perdurare della grave situazione economica che ha investito il settore alimentare”, tale da dover “adottare – si legge nel verbale dell’incontro a Roma – misure di contenimento e di ottimizzazione dei costi con accentramento delle attività produttive presso altri siti”. Quella comunicazione, però, era arrivata dopo. A cose fatte, insomma. Senza alcun preavviso né per i lavoratori, né per i sindacati.

Tanto che i 50 posti di lavoro sembravano persi. Invece, l’incontro a Roma ha cambiato le carte in tavola. “Per prima cosa la mobilità è stata ritirata – spiega Morea – e poi Italia Alimentari Spa si è impegnata non solo ad attivare la cassa integrazione per tutti i lavoratori, ma anche ad anticiparne le prime 6 mensilità. Inoltre né lo stabilimento, né i dipendenti usciranno dal Gruppo Cremonini, il che è una garanzia, e per gli operai sarà avviato un percorso di ricollocazione. Un altro passaggio importante, perché ci concede il tempo di lavorare a una soluzione operativa per il sito produttivo di Paliano”.

Il percorso, precisa Morea, “sarà tutto in salita: salvare il sito di Frosinone dalla chiusura non sarà facile, perché il settore è in crisi e la vertenza è ancora agli inizi”. Per il momento, tuttavia, gli operai riuniti in presidio davanti ai cancelli della fabbrica di Contrada Cervinara con le loro famiglie tirano un sospiro di sollievo. “La mobilitazione – spiega il segretario Flai di Frosinone – non sarà sciolta, perché sappiamo che l’azienda desidera recuperare ciò che è rimasto nei magazzini e prima di consentirlo vogliamo assicurarci che gli impegni formulati a Roma siano rispettati. Però, vista la situazione drammatica che si era creata solo 9 giorni fa, chiaramente i lavoratori si sentono un po’ più tranquilli perché il passaggio più importante, il ritiro dei licenziamenti, l’abbiamo conquistato”.

A settembre, quindi, Cgil, Cisl e Uil incontreranno nuovamente l’azienda per definire i dettagli dell’accordo siglato a Roma lo scorso 27 agosto, alla presenza di Regione Lazio e ministero dello Sviluppo economico. Poi, già in queste ore, Italia Alimentari spa si muoverà per attivare gli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori. L’obiettivo, ora, è uno solo: dare alla vicenda di Paliano, che solo una settimana fa ricordava la storia della Firem di Modena, un epilogo simile a quello dell’Inalca di Rieti, sempre Gruppo Cremonini. Chiusa nel 2005, data per spacciata, e poi riqualificata, tanto che oggi la produzione nello stabilimento è quasi a regime. “Per i 50 lavoratori impiegati nella fabbrica di Contrada Cervinara e per il nostro territorio, dobbiamo riuscire a salvare la fabbrica – sottolinea Morea – Con tutte le aziende che chiudono, o hanno chiuso, in Italia, del resto, la regione Lazio non può permettersi di perdere un’altra realtà produttiva”.