L’epidemia di Ebola in Africa “è stata fuori controllo per mesi, ma la comunità sanitaria internazionale ci ha messo troppo tempo a reagire”. Anja Wolz, operatrice della Ong francese Medici senza frontiere, ha lavorato per 7 settimane come coordinatrice infermiera in un centro di assistenza nel distretto di Kailahun in Sierra Leone. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità le vittime dell’Ebola in Africa occidentale hanno raggiunto quota 1.552, mentre tra confermati, probabili e sospetti, il bilancio dell’infezione ammonta a 3.069 casi. Ma il sospetto di Msf è che i numeri siano fortemente sottostimati. Secondo una nuova previsione dell’Oms “l’Ebola in futuro potrebbe arrivare a contagiare più di 20 mila persone, cioè più di sei volte il numero di casi attuale: nelle zone più colpite il numero di casi potrebbe aumentare di due o quattro volte”

“I morti non vengono conteggiati se non c’è il riscontro dei test di laboratorio”
“Ogni giorno vediamo persone morire”, spiega l’operatrice di Msf, “sicuramente muoiono di Ebola, ma il ministero della Sanità non aggiorna il totale delle vittime perché la causa non è stata confermata dai test di laboratorio. Il sistema di sorveglianza epidemiologica è disfunzionale. Abbiamo bisogno di definire la catena dei contagi per poterli fermare, ma ci mancano dati chiave”. 
L’infermiera Wolz avverte: “Nessuna singola organizzazione, da sola, ha la capacità di gestire tutto quanto è necessario per fermare l’epidemia. Abbiamo bisogno di stare un passo avanti all’epidemia, invece siamo cinque passi indietro” a inseguirla. La testimonianza dell’operatrice è riportata sulla rivista ‘Nejm’. Un’esperienza “frustrante e deludente”, scrive la donna. Giornate scandite da nuovi arrivi e nuovi morti, con l’unica gioia di dimettere i pochi “fortunati” che ce l’hanno fatta solo perché “erano immuni al ceppo che li ha infettati”. E anche ora “la risposta internazionale al virus resta pericolosamente inadeguata”.

Primo caso in Nigeria fuori dalla capitale Lagos
Intanto, l’Ebola guadagna terreno oltre l’Africa Occidentale:
secondo quanto riporta l’Oms anche nella Repubblica Democratica del Congo, dove nei giorni scorsi sono stati resi noti i primi casi, 13 su 24 contagiati sono morti a causa del virus. Le autorità Nigeriane hanno confermato che un medico è morto nella città di Port-Harcourt, nel sud-est del Paese. Si tratta del primo decesso fuori da Lagos, dove la conta delle vittime è già arrivata a 5. Secondo il ministro della Salute Onyebuchi Chukwu, il dottore è morto il 22 agosto, contagiato dopo avere prestato cure ad un paziente che a sua volta era stato in contatto con il primo caso di Ebola in Nigeria, un liberiano morto a Lagos il 25 luglio. Nel paese il numero di casi confermati ammonta a 15 casi confermati, secondo una nuova valutazione del ministero della salute. 

Nuovo centro di Msf a monrovia: “al completo dopo una settimana”
Gli sforzi dell’Ong francese non sembrano riuscire ad arginare l’espansione del morbo: l’organizzazione segnala che nella sua prima settimana di attività, il nuovo centro per il trattamento dell’Ebola realizzato nella capitale della Liberia, ospita già 120 pazienti. Tanto che è in corso un ampliamento della struttura. Nel frattempo, nel Nord del Paese, i pazienti continuano ad affluire al centro di trattamento per l’Ebola di Foya, al confine con la Guinea, che è appena stato ripristinato. “È del tutto inaccettabile che, dopo cinque mesi da quando è stata dichiarata l’epidemia di Ebola, si inizi solo oggi a discutere seriamente di leadership e coordinamento internazionale”, dichiara Brice de le Vingne, Direttore delle Operazioni di Msf. Nell’area, la mancanza di assistenza medica sta complicando l’emergenza: le équipe lavorano ventiquattr’ore al giorno per contenere l’epidemia e il centro di trattamento per l’Ebola ospita 67 pazientiAnche in Nigeria, nella città di Lagos, Msf ha iniziato a fornire supporto tecnico alle autorità sanitarie: l’organizzazione sta trasferendo loro le proprie competenze, attraverso una consulenza che durerà più di un mese. “In questo momento la Nigeria non ha bisogno di un supporto sul campo”, fanno sapere da Msf.