Pier Ferdinando Casini

Cinque giorni prima di Ferragosto, pomeriggio soleggiato ai Laghi Alimini, pochi chilometri a nord di Otranto. Mare cristallino, vento di maestrale che rende l’afa salentina meno torrida, spiaggia a uso esclusivo degli ospiti del villaggio. Bambini che giocano sul bagnasciuga con le loro vocette allegre. Benestanti signore baresi che fingono di leggere sotto l’ombrellone. All’improvviso, la pace vacanziera viene interrotta da una frase urlata a pochi metri dalla riva. “Noooo!”. Ti sembra quasi di conoscerla, quella voce. L’hai già sentita, anche se non ti viene in mente dove. Poi ti volti e lo vedi: braghette dai colori pastello, un fisico non più asciutto a dispetto dei bei tempi andati, il capello corto, fitto fitto ma tanto tanto brizzolato. È lui: Pier Ferdinando Casini. L’ex presidente della Camera, oggi non più sulla cresta dell’onda politica, si consola come ogni anno tra le onde salentine, in questo villaggio – feudo di Raffaele Fitto – di cui si è innamorato alla fine degli anni Novanta, quando era ancora con la sua prima moglie e le loro due figlie invece che con Azzurra Caltagirone e relativa prole. Quest’anno Pierferdy arriva appena finiti i lavori dell’Aula e quel “noooo!” è  il suo biglietto da visita sulla spiaggia. Non sta commentando i disastri politici italiani, né le sorti di Gaza: semplicemente non è contento dell’atteggiamento del figlio, reo di aver rubato la palla durante una partitella di calcio in acqua. A Casini i bambini maleducati non piacciono, glielo dice, e ora lo sa anche tutta la spiaggia.

Pierferdy in tenuta balneare è tutto da gustare. Lo vedi arrivare in spiaggia in tarda mattinata, con calma, quasi sempre coi due figli e qualche volta con la moglie. Se ti incrocia, non solo tra le dune, si scioglie nel suo miglior sorriso e, cortese e galante, ti saluta: “Buongiorno, signora”. “Buongiorno, presidente”, rispondi reverenziale.

Gioca molto col figlio piccolo – nel bene e nel male – mentre chiede alla più grande traduzioni di parole inglesi: “Come si dice ‘ovviamente’?”. “Obviously“, risponde la ragazza senza esitare (anche mamma le parla in inglese). Ma è in “piazzetta“, nel cuore del villaggio – dove ci sono il bar, il supermercato, l’edicola – che Pierferdy dà il meglio di sé: dal tardo pomeriggio, fino a sera, fa su e giù in sella alla sua bicicletta nera. Il suo appartamento non è uno dei più vicini al bar, va bene, ma vuoi mettere quanto fa figo mostrarsi (ancora) sportivo? “Buonasera, signora”. “Buonasera, presidente”. Da un tavolo all’altro del bar, seppur di spalle, ti rendi conto che Pierferdy è lì con te: il suo sigaro affumica l’aria e la sua voce da salotto di Ballarò ti tiene compagnia, mentre con una mano mantiene il cellulare attaccato all’orecchio e con l’altra impedisce al figlio, ancora lui, di sporcarsi la maglietta col gelato (ma che avrà fatto di male, ‘sto ragazzino?).

I bene informati arricchiscono il racconto con due episodi avvenuti gli anni scorsi. Il mare a Otranto non sempre è gentile come l’ex presidente e capita spesso che si “mangi” la spiaggia. E così lui, qualche anno fa, pensò di convocare una conferenza stampa per “risolvere il problema della spiaggia di Otranto”. Ci sono voluti un po’ di anni, ma in effetti quest’estate il mare aveva restituito tutto. Uomo di parola. Casini ha preso il posto così a cuore che, nel 2010, ha deciso di dare proprio sulla spiaggia una festa. Rigorosamente privata, s’intende.

Il Fatto Quotidiano, 27 agosto 2014