Ci sono dei tweet di Matteo Renzi che danno fastidio, molto fastidio. Non sono né quelli in cui risponde con qualche battuta alle critiche, né quelli che lanciano un nuovo hashtag – che poi tante volte si rivela un successo -, ma sono quei tweet che mostrano o vogliono mostrare il lavoro che sta facendo. Poi arrivano dei periodi, o meglio dei giorni, in cui Twitter prende il sopravvento sul Presidente del Consiglio e in cui sente l’assoluto bisogno di scrivere, senza alcun freno.

La strategia di comunicazione politica del premier è stata chiara sin dall’inizio: non si può twittare continuamente durante la giornata, il profilo è personale e solo lui può gestirlo (a differenza dei tweet scritti dallo staff per gli altri politici) e, soprattutto, non ci possono essere contenuti vecchi o già discussi su altri media, ma il messaggio deve essere diretto, preciso e deve avere la notizia. La frequenza può aumentare nei periodi caldi, ma di solito la tattica di Renzi è “più rari sono i tweet, più ci sarà il clamore o la novità per ciò che scrivo”.  E finora è andato tutto bene, confermandosi uno dei migliori a utilizzare i social media e coniugando Facebook e Twitter con la vita politica di tutti i giorni. Basta ricordare la conferenza stampa in dieci tweet o il famoso “esci da questo blog” gridato a Beppe Grillo che sembrava un hashtag già dal momento in cui lo pronunciò.

Ma poi di tanto in tanto Renzi cade in un vortice, quello dei tweet alle sei del mattino e delle foto che mostrano il suo tanto lavoro. E allora verrebbe da dirgli: “Caro Presidente, a me quei tweet danno noia”. Perché va bene far vedere le abitudini mattutine, ma poi se sono continui sembrano che vogliano mettere un distacco tra chi si alza presto e chi invece apre Twitter solo alle nove. Perché va bene mostrare i faldoni a cui si sta lavorando e la scrivania disordinata, ma quanti lavoratori hanno problemi da risolvere. E, soprattutto, perché danno fastidio quegli amici che ti dicono di avere il fine settimana pieno zeppo di lavoro anche se nessuno li ha invitati ad uscire.

Sembra proprio il caso dell’ultimo tweet di Matteo Renzi, un “non male questo fine settimana” che sa di presa in giro perché da che mondo è mondo nessun weekend è bello con le riforme della giustizia e della scuola, le continue trattative sulle nomine europee e il conseguente tira e molla con i paesi dell’Est per Federica Mogherini e la ricerca di fondi per le opere dello Sblocca Italia.

Continuando qualche ora dopo con lo stesso concetto, per paura che qualcuno non avesse capito che è al lavoro:

Si prova anche un certo imbarazzo a dirgli che non sarà un bel fine settimana se lo passerà in questo modo e, soprattutto, un po’ di difficoltà nel ricordargli che è ancora mercoledì e ci sarà tutto il tempo per decidere cosa fare tra sabato e domenica.

Già La Stampa a inizio luglio aveva invitato i lettori a twittare foto dal luogo di lavoro per far capire al premier che non è l’unico. Certo è che così l’effetto boomerang è dietro l’angolo e tutta la strategia si perde in qualche voglia di soddisfare l’astinenza da tweet.

Twitter: @carlovalentino2