Che Palazzo Chigi costi un occhio della testa è cosa risaputa. La nota relativa al bilancio di previsione per il 2014 predisposta dal governo Letta parla chiaro: gli stanziamenti sono stati pari ad euro 3.117.330.611 (erano 3,181 miliardi nel 2013) di cui 2.224.741.947 (equivalenti al 71,4% delle risorse), destinati alla Protezione Civile.

Al netto degli esborsi per quest’ultima è dunque pari a 892,5 milioni di euro il costo della Presidenza del consiglio. Di questi, 203,8 sono imputabili al costo del personale, che è costituito da un esercito di 3900 addetti: pressoché il triplo del numero di dipendenti di altre cancellerie europee, come ad esempio quella britannica o quella tedesca. Sbalorditiva è poi l’incidenza dei dirigenti, che sono poco più di 250 unità.

Sono numeri, quelli riportati, su cui i governi degli ultimi anni hanno effettuato delle limature. Senza peraltro riuscire ad arrivare ad una potatura strutturale.

Un’area, invece, poco esplorata, che pesa per una cifra variabile tra 3 e 5 milioni di euro, è rappresentato dal costo per i consulenti e collaboratori. Il cui numero, al momento del passaggio di consegne tra Enrico Letta e Matteo Renzi, aveva superato quota 300.

Stupisce certo il quantum delle collaborazioni esterne, ma ciò che lascia ancora più spiazzati riguarda gli ambiti nei quali i consulenti sono assoldati.

Sorvolando per mero pudore sui tre incarichi, del valore di 30mila euro ciascuno, tesi a coadiuvare la “struttura di missione della commemorazione della prima guerra mondiale”, l’esempio più eclatante è rappresentato dalla “struttura di missione per le Riforme“. Coordinato dall’ex deputato pidiellino Giuseppe Calderisi e costituito da ben 12 esperti in materia, il gruppo di lavoro, avviato a febbraio, dovrebbe concludere il proprio mandato a dicembre, per un costo complessivo di ben 1.115.590 mila euro. Risorse, queste ultime che, come si legge nella nota di accompagnamento dei conti previsionali, si riferiscono al “[…] pagamento delle spese relative alle missioni in territorio nazionale e all’estero, […] di rappresentanza, per studi indagini e rilevazioni e per la partecipazione a convegni e manifestazioni, […] la realizzazione di una banca dati e di un archivio documentale sulle riforme, […] il pagamento delle spese di funzionamento della struttura di missione di supporto alle riforme costituzionali”.

La scheda riepilogativa dei collaboratori della Presidenza del Consiglio, presente sul sito del governo, permette poi di imbatterci nell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. Qui, nell’ambito di uno specifico piano di azioni coerente con la programmazione europea, operano 15 consulenti, il cui costo totale ammonta a poco più di 450mila euro. Una cifra lievemente minore (330mila euro) è utilizzata invece per un progetto, inserito nei programmi europei, di “miglioramento performance giustizia”. Già questo basterebbe a far sorridere. Ma se non bastasse, il progetto è stato ascritto ad un ufficio, il cui nome – ufficio per la modernizzazione delle pubbliche amministrazioni – parrebbe una provocazione.

Nella lista dei professionisti esterni spiccano altri esempi. Come quello della coordinatrice dell’ufficio stampa della Protezione civile, che ha un costo pari a 80mila euro; o quello dei sei consulenti, per un costo complessivo di 260 mila euro, che prestano la propria opera nell’ambito del Progetto Operativo di Assistenza Tecnica del Dipartimento per gli Affari Giuridici teso a “a rafforzare la capacità di normazione (better regulation) delle Amministrazioni regionali – Calabria, Campania, Puglia, Sicilia – dell’Obiettivo Convergenza”; o come i 5 collaboratori che daranno, al costo totale di circa 60mila euro, “supporto organizzativo e linguistico” in occasione della 20a edizione del Forum dei Comitati Etici Nazionali (Nec Forum).

Ma la chicca finale è rappresentata dalla decina di specialisti esterni assoldati nel “dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica“. Più di 900mila euro sono serviti ai precedenti governi per reclutare esperti nei più svariati e fantasiosi ambiti: si va dal “nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici”, passando per quello “per l’attuazione delle linee guida per la regolazione dei servizi di pubblica utilità e giungendo all'”unità tecnica finanza di progetto”.

Di fronte ad un quadro del genere Renzi deciderà di tagliare, ricordandosi peraltro di una della sue (tante) promesse, ossia quella di fare di Palazzo Chigi una “casa di vetro”? Lo capiremo vivendo, come si suol dire.

@albcrepaldi