Dall’Africa all’Europa, lungo la rotta seguita dagli ormai 105mila profughi (questi gli ultimi dati del Cir, il Consiglio italiano per i rifugiati) che sono sbarcati in Italia. Le racconta il rapporto “Futuri contrabbandati”, curato dal network di esperti di crimine organizzato internazionale Global initiative, appena tradotto in italiano. Il report individua le rotte ormai consolidate che puntano alla Libia, Paese da cui otto migranti su dieci prendono il largo in direzione Italia.

Gino Barsella è capo progetto del Cir in Libia e attraverso le sue testimonianze ha contribuito a realizzare il report “Futuri contrabbandati”: “Non si possono avere stime precise di quanti siano i migranti in Libia – dice – mi preoccuperei più di quanti ne arriveranno in Europa: il flusso è continuo, potremmo arrivare a 200mila”. In una situazione come quella attuale, il rischio è che il flusso di partenze aumenti ulteriormente: “Nessuno, nemmeno i migranti vogliono più restare in Libia”. Più partenze significano anche più guadagni per tutto il sistema che ruota attorno al traffico di esseri umani.

Come sottolinea anche il rapporto, da quando è cominciata la missione Mare Nostrum i prezzi per l’attraversamento del Canale di Sicilia sono scesi di almeno un migliaio di dollari: oggi si aggirano sui 4mila a persona. Capita spesso che i trafficanti abbandonino i migranti in attesa delle navi di salvataggio, a diverse miglia dalla costa italiana, per risparmiare. Il costo è sceso, aggiunge Barsella, anche per la qualità sempre più scadente delle navi prese dai trafficanti. Il risultato sono gli ultimi tragici naufragi a largo delle coste libiche.

“Futuri contrabbandati” racconta anche quel che accade prima che i migranti prendano il mare. Ci sono tre rotte che portano in Libia, ormai consolidate. La prima interessa i migranti che partono da Mali, Senegal, Gambia, Guinea. Città di passaggio obbligato è Agadez, nel Niger, l’ultima frontiera prima del deserto. Un luogo che vive del transito degli immigrati, come spiega ai curatori del rapporto una fonte diplomatica che resta anonima: “Lo smantellamento della rete degli intermediari creerebbe forti pressioni sull’economia regionale di Agadez“. Ad agosto del 2013, la presenza in città era di 5mila persone, più che gli anni precedenti. Da Agadez, dove i migranti stanno ammassati in quelli che il rapporto definisce “ghetti”, si possono raggiungere le città a sud della Libia. Per Ghatron si pagano 200 dollari, per Murzik 250, per Sebha 300. A gestire il traffico sono per la maggior parte i Tabu, la minoranza nera della Libia, discriminata dalle città costiere.

La rotta che parte dagli Stati dell’Africa occidentale s’interseca con quello che il rapporto definisce il “sentiero centrale”. Lo imbocca chi parte da Ghana, Nigeria, Sierra Leone, Benin. Fanno tappa in Burkina Faso, un Paese che ha 3.200 chilometri di confine, 10 punti di transito e un personale di controllo, scrivono i curatori del rapporto, di 300 persone. Un colabrodo. Nella capitale Ouagadougou si trova chi per 10mila euro procura documenti falsi e un biglietto aereo per l’Europa. Chi non se lo può permettere, può scegliere: pagare il suo debito trasportando droga verso Nord per conto dei trafficanti, oppure mettersi nelle mani dei Bissa, il gruppo etnico dominante nella zona centro-meridionale del Paese. Sono loro a gestire i traffici verso Niger e Mali e da lì alla Libia.

L’ultima rotta è quella che dai Paesi del Corno d’Africa raggiunge Tripoli passando dall’Egitto. La città dei trafficanti, si legge in “Futuri contrabbandati”, è Omdurman, in Sudan. Da qui i trafficanti conducono i profughi in Egitto, dove qualche wasit (intermediario) li porterà prima a Al Kufra e poi finalmente in un porto. Prezzo per le due tratte: meno di un migliaio di dollari. E poi comincerà la traversata.