Va ricordato al ministro Maurizio Lupi che la sede istituzionale dove fare gli accordi di programma è ancora il Ministero dei Trasporti e non il Meeting di Rimini. E che l’estensione della rete di Alta Velocità italiana, per collegare gli aeroporti di Fiumicino, Malpensa e Venezia, siglata oggi con l’amministratore delegato di Rfi, non è una priorità. Sui mille km di rete ad Alta velocità viaggiano circa 70mila  passeggeri al giorno mentre tre milioni di pendolari subiscono disagi quotidiani sulle linee tradizionali dissestate e con treni obsoleti, queste sono le priorità da affrontare. Ma quest’accordo era una, delle tante, condizioni poste da Etihad per il matrimonio con Alitalia.

In tutta Europa sono pochi gli scali “passanti” collegati all’Alta velocità ferroviaria come Parigi Charles De Gaulle e tutti con un traffico attorno ai 60 milioni di passeggeri l’anno. Lupi con il suo noto gigantismo vorrebbe collegare ben tre aeroporti con un traffico che non giustifica questa scelta: Fiumicino sviluppa 35 milioni di passeggeri, Malpensa 17,8 milioni e Venezia meno di 9 milioni. Fiumicino e Malpensa sono già collegati da navette ferroviarie sia alla rete nazionale che a quella locale di Roma e Milano. Per entrambi gli scali un collegamento veloce si sarebbe dovuto concepire quando è stata realizzata la rete ad Alta velocità e comunque, entrambi gli scali furono esclusi in fase di progettazione  sia della linea Roma-Napoli che della Milano-Torino perché ritenuti sufficienti i collegamenti in essere. Malpensa dispone  già di 360 collegamenti  con 130 treni (semivuoti) e 230 autobus di linea al giorno, tanti quanti i voli. Sorprende l’inserimento di Venezia che  sviluppa un traffico di 9 milioni di passeggeri l’anno come  Bergamo e di Linate.

Gli enormi costi di questi interventi, circa 3 miliardi, pescherebbero nel miracoloso pozzo senza fondo dello “Sblocca Italia”. I trasporti, delle merci e dei passeggeri italiani sono al collasso. La penisola è piena zeppa di porti ed aeroporti vuoti, le industrie sono scappate all’estero la domanda di traffico nella più frammentata rete autostradale europea è calata nettamente ma le nuove e grandi infrastrutture animano la politica italiana. E ferrovie, porti e aeroporti vengono gestiti protetti dal monopolio come fossero grandi aziende Sanitarie Locali.