Dopo l’Ice Bucket a favore della ricerca contro la Sla, che tra polemiche e narcisismi ha movimentato ed intasato i social di tutto il mondo, un’altra “secchiata ghiacciata” rivela la novità estiva in campo di piacere ed orgasmo femminile. E’ proprio il Prof Emmanuele Jannini ordinario a Tor Vergata che dopo anni di convinzioni sull’esistenza del punto “G” come area specifica del canale vaginale, individuata in alcune donne e supportata da immagini non troppo nitide, ma degne di importanti pubblicazioni scientifiche, ritratta il tutto.

Cos’è successo? Già Gräfenberg nei suoi studi sull’uretra in fase di orgasmo femminile, nell’individuare quella particolare zona del canale vaginale, non intendeva forse rivoluzionare l’anatomia del piacere. Masters & Johnson nel lontano ma non troppo 1966 rivelano significativi aspetti anatomo-funzionali della risposta sessuale nella donna, affermando che l’area interessata al piacere orgasmico non si limita solo a porzioni della zona genitale.

La ricerca condotta da Odile Buisson ginecologa francese del Centro ecografico di Saint Germain en Laye, da Alberto Rubio Casillas dell’Università di Guadalajara in Mexico e dalla stesso Jannini rivela l’esistenza di un’ampia area genitale femminile coinvolta nel piacere orgasmico in fase di autoerotismo e coito. I ricercatori infatti, attraverso le moderne tecniche di visualizzazione computerizzata hanno osservato una importante interazione del clitoride, dell’uretra e della zona anteriore della vagina in fase di eccitazione e orgasmo. Il Cuv, ovvero il clitourethrovaginal concept, è definito quindi come un’area poliedrica e morfofunzionale che, se stimolata correttamente anche in fase di penetrazione, potrebbe indurre risposte di tipo orgasmico.

Quindi il punto G non esiste, così come rimarcato oramai negli anni da alcuni ricercatori anche italiani come il Dr Vincenzo Puppo. Quel “bottone” del piacere femminile che se stimolato può fare impazzire di piacere le donne cambia nome? Personalmente, dietro queste ricerche vedo solo e sempre la necessità di trovare similitudini tra le risposte sessuali maschili e femminili, ovvero riconoscere aree anatomofisiologiche che se stimolate evocano le sensazioni del piacere orgasmico. Quello però che spesso viene sottovalutato è la componente psicosessuale. Le caratteristiche emotive, affettive, immaginative, che regolano costantemente la dinamica della risposta del piacere erotico-sessuale.

Chiaramente, negli uomini la risposta del piacere orgasmico è più evidente, ma questo non può permettere sciocche associazioni di genere, tantomeno inutili affermazioni in materia di piacere erotico femminile.

La donna ha una caratteristica anatomo-fisiologica molto complessa e il piacere erotico-sessuale non è solo a carico della zona genitale. Sono proprio le donne che insegnano continuamente agli uomini cosa significa vivere l’esperienza del piacere. Piacere che non può essere finalizzato solo alle sensazioni genitali, ma deve arricchirsi continuamente di stimoli emotivi e cognitivi rielaborati dal più grande organo sensoriale e sessuale: il cervello.

Quindi, l’importante scoperta dell’area “Clito-Uretro-Vaginale” è semplicemente una conferma di quanto rivelato da Masters & Johonson nel secolo scorso rispetto l’allungamento del canale vaginale in fase di eccitazione, alla formazione e contrazione della platform orgasmica localizzata nel terzo esterno del condotto vaginale, all’elevazione dell’utero e l’erezione del clitoride. In altre parole, la ricerca non evidenzia una mappa dell’orgasmo femminile, ma una complessa attività dell’area genitale della donna che, se conosciuta e interiorizzata può portare ad una maggiore sicurezza di sé, esprimendo in maniera completa l’esperienza dell’orgasmo.

Piuttosto che concentrare energie per scovare l’esistenza o meno di una possibile mappa del piacere orgasmico femminile, mi sembra più importante educare in generale gli individui ad una maggiore consapevolezza sesso-corporea e in particolare gli uomini al rispetto della donna. L’importanza della valorizzazione dell’individuo, dei suoi bisogni e del riconoscimento della diversità può fare incontrare il piacere, scoprendo l’altro diverso da sé, le sensazioni erotico-sessuali associate e l’esperienza dell’orgasmo.