Tutti contro Alexis Tsipras? Il governo delle “larghe intese con la troika“, temendo elezioni anticipate la prossima primavera, pensa ad una coalizione mista conservatori, socialisti, democratici e centristi, pur di non far vincere l’unico partito che si scaglia contro il memorandum e i creditori internazionali. E che alle scorse consultazioni europee è stato il più votato. Ad Atene si sta muovendo qualcosa nel governo e nei partiti fuori dal Parlamento. Molti indicano la prossima primavera come la data per le elezioni anticipate da tenersi tra marzo e aprile, visto che la maggioranza conta su soli 2 voti in più rispetto alle opposizioni. Lo stesso Tsipras è stato a Ferragosto in visita ai monasteri del Monte Athos, si dice per accreditarsi fra le gerarchie religiose in vista delle urne. “Siamo un’isola di stabilità in mezzo a tensioni geopolitiche”, ha detto pubblicamente il premier Antonis Samaras per stoppare le velleità del Syriza. E la nuova speaker del governo, Sofia Voultepsi, a margine della polemica sulle perdite milionarie subite dagli agricoltori greci post sanzioni americane alla Russia (tonnellate di frutta e verdure rimaste invendute dopo che Mosca ha reagito con il boicottaggio alimentare), ha detto che Tsipras inganna i coltivatori ellenici e tutti i cittadini della Grecia, perché “promette ciò che non può mantenere”. Il leader del partito di destra Laos, Giorgos Karatzaferis, commentando l’invito dei membri di Nea Dimokratia a tornare alleati ha sottolineato che “i giorni di questo governo diminuiscono”, aprendo di fatto ad uno scenario di elezioni anticipate. E aggiungendo che farà “tutto quello che posso in modo che il signor Tsipras non governi il Paese”. Per cui si profilerebbe una grande coalizione, anomala e multicolore, di partiti pro-troika da un lato (Nea Dimokratia, Pasok, Dimar, Indipendenti, Laos, To potami) e il solo Tsipras con il Syriza dall’altro.

L’obiettivo è dare continuità ai desiderata di Berlino e impedire a Tsiprad, che guida quello che è già il primo partito nel Paese, di diventare premier e ridiscutere il memorandum con i creditori. Per questo il governo conservatori-socialisti fa propaganda nel Paese adducendo la tesi che fuori dal memorandum la Grecia finirebbe come l’Argentina. Una sorta di ricatto psicologico per far aumentare la paura tra i greci, già scottati da taglio di pensioni e prezzi alle stelle. E al fine di garantirsi gli alleati contro Tsipras, il premier conservatore Samaras è pronto a votare il socialdemocratico Fotis Kouvellis (capo del partito Dimar, sinistra democratica) come capo dello Stato al posto di Karolos Papoulias, il cui mandato è in scadenza. “Samaras ha paura di aprire il Parlamento”, accusa Tsipras, “perché di voti ne ha solo 151 (uno più del minimo) e non 180 come sostiene”. Per cui annuncia che un eventuale nuovo governo sarà interamente targato Syriza, perché “non siamo venuti come una continuazione, ma come una negazione del governo di Pasok e Nea Dimokratia”, mentre fonti interne del partito assicurano che Tsipras è già al lavoro per mettere a punto il programma dei primi cento giorni di governo, con al primo posto l’abolizione del memorandum.

Intanto le grandi imprese greche si preparavano a lasciare il mercato azionario interno e misurarsi in altri mercati azionari. E molti si chiedono se questa immagine di abbandono potrebbe pregiudicare il loro rapporto con le banche internazionali e gli investitori stranieri.

Twitter @FDepalo